DICEMBRE, VITA SANA? FRUTTA E VERDURA DI STAGIONE

Cosa mangiare a dicembre?

Come frutta e verdura di stagione a dicembre bisognerebbe scegliere:

  • arance
  • bergamotto
  • cachi
  • castagne
  • clementine
  • cedri
  • pompelmi
  • limoni
  • mandarini
  • mele
  • melograno
  • kiwi
  • pere
  • pompelmi
  • uva

Mentre, gli ortaggi di questo mese sono:

  • aglio
  • barbabietole
  • bietole a coste
  • broccoli
  • broccolo romanesco
  • carciofi
  • cardi
  • carote
  • cavolfiore
  • cavolini di Bruxelles
  • cavolo cappuccio
  • cavolo verza
  • cicoria
  • cime di rapa
  • cipolle
  • finocchi
  • indivia
  • lattuga
  • patate
  • porri
  • radicchio
  • topinambur
  • valerianella
  • spinaci
  • tartufo bianco
  • tartufo nero
  • sedano
  • sedano rapa
  • porri
  • zucca

I toccasana per l’influenza e non solo

Sicuramente gli agrumi sono i frutti simbolo dei mesi più freddi per le importanti proprietà benefiche. Sono ipocalorici, dissetanti, ricchi di vitamine del gruppo B e C. Gli agrumi sono anche un sostegno per problemi di insonnia, inappetenza, fragilità capillare, oltre ad essere particolarmente indicati nelle diete depurative post abbuffate di Natale.

Tra la frutta di dicembre ricca di vitamina C anche kiwi e cachi. Non solo, l’elevato contenuto di fibre aiuta a regolarizzare l’intestino, così come la pectina contenuta nelle mele e nelle pere. Queste ultime sono anche ricche di calcio e fibre, utili per prevenire l’osteoporosi.
Chi ha carenza di ferro è autorizzato a scorpacciate di cavoli, cavolfiori, cavolini di Bruxelles, broccoli, più efficaci di una bistecca al sangue (sempre che vi abbiate aggiunto una spruzzata di limone poiché le fibre vegetali vengono assimilate in aggiunta alla vitamina C). Barbabietola rossa, cipolle e porri hanno proprietà antianemiche e sono è ricchi di sali minerali. Mentre il carciofo è indicato per chi soffre di disturbi di fegato e della colecisti; carciofi, finocchi e radicchi sono ideali per chi è a dieta sia perché ipocalorico, sia per le proprietà disintossicanti. Il podio delle vitamine A e C va a carote, zucca, bietole e spinaci: il beta-carotene previene da bronchite e difficoltà respiratorie.

Fonte: http://www.ilgiornaledelcibo.it/frutta-e-verdura-nel-mese-di-dicembre/

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CI SALVERÀ UN’ECONOMIA CIRCOLARE E SOSTENIBILE?

 Nel suo ultimo libro, Il gusto per le cose giusteAndrea Segrè si rivolge ai ragazzi, riflettendo sui concetti di equilibrio e giustizia, trasposti al mondo del cibo. Dopo aver approfondito il progetto e le caratteristiche di Fico a Bologna – il grande parco agro-alimentare inaugurato mercoledì 15 novembre – con il professor Segrè abbiamo parlato del suo ultimo saggio, da poco uscito in libreria. Nella stessa occasione, abbiamo sottoposto al professore anche alcune domande sullo spreco alimentare, tema che da anni lo vede impegnato per contrastare un fenomeno sempre molto rilevante.

Il gusto per le cose giuste

Introducendo i temi del suo ultimo saggio, Andrea Segrè inizia col descrivere il legame fra il ‘gusto’ e il ‘giusto’, che va oltre una semplice assonanza e dal quale partono molte delle riflessioni ne Il gusto per le cose giuste. “Il gusto riporta al cibo, ma anche alla moderazione. Aggiungendo una vocale, quindi, abbiamo un collegamento diretto fra l’equilibrio, il cibo e la giustizia, in assenza della quale non c’è neanche piacere. L’equilibrio che sostengo riguarda gli alimenti, i movimenti e le menti”.

Nell’intento dell’autore, il libro vuole essere una lettera e un manifesto politico, da indirizzare ai giovani fra i 13 e i 30 anni, i nativi digitali della cosiddetta iGeneration. Quella che Segrè chiama “Generazione Z” sfugge alle etichettature e si trova spesso smarrita nell’iperconnessione contemporanea, pur manifestando passioni diversificate e interesse per il futuro, in genere visto come un insieme di precarietà e incertezza. Nei propositi del testo, quindi, c’è anche una sfida alle ingiustizie subite da un’intera generazione e la ricerca di una “filosofia pratica” – per usare le parole dell’autore – contro il pessimismo e la rassegnazione.

Un’economia circolare e sostenibile

Come si accennava, Il gusto per le cose giuste è innanzitutto un invito rivolto ai giovani a studiare e a documentarsi, imparando a osservare la realtà con uno sguardo interdisciplinare, inclusivo e aperto verso le diversità. Segrè ribadisce e sottolinea l’importanza di considerare i limiti naturali, anche nel rispetto della dignità delle persone e del lavoro, nell’ottica di uno “Stilmedio” fondato sull’equilibrio e sulla reciprocità. In chiave economica, la strada è quella di una sostenibilità nel solco della circolarità, propria dei sistemi naturali.

L’economia circolare, quindi, è un sistema nel quale ciò che si produce non genera rifiuti e sprechi, ma le risorse e i materiali vengono continuamente riutilizzati e rigenerati, trovando sempre una seconda vita. Più avanti approfondiremo questi temi, parlando di spreco alimentare.

Il moto circolare, nella visione di Andrea Segrè, potrebbe inoltre animare un vero cambiamento di prospettiva, sia su scala macroeconomica e sociale, sia nella dimensione della vita quotidiana. Se le ideologie sono in declino, resta comunque grande spazio per le idee e i progetti, l’azione contro la rassegnazione. Secondo l’autore de Il gusto per le cose giuste, l’economia circolare permetterà di superare la crisi, le distorsioni e i danni collaterali dell’economia lineare, che insegue una crescita illimitata e fuori dalla realtà.

La formazione dei giovani e della loro identità può giovarsi di questo schema circolare, che peraltro richiede un cambiamento di regole e paradigmi, basato sull’iniziativa e sulla voglia di rinnovare.

Il futuro e la circolarità sono già fra noi

L’intervistato ricorda che “sono già molte le imprese inserite in questa impostazione. Ciò comporta un uso sostenibile delle risorse, una pianificazione giudiziosa e responsabile, a partire dalla progettazione degli imballaggi”. Pertanto, tutto il percorso produttivo è coinvolto da questa linea guida, dalla progettualità, alla trasformazione, dalla distribuzione al consumo, che comprende anche il riuso, il riciclo e il recupero, per arrivare allo spreco zero, alla materia prima da destinare a un altro ciclo. Si può diminuire di molto la quantità di rifiuti anche promuovendo la crescita, che definiamo sostenibile. In un nostro articolo, abbiamo approfondito il rapporto fra spreco alimentare e consumismo.

Se è vero che gli esempi in questa direzione sono già molti, per Segrè “noi fruitori dovremmo essere più consapevoli, perché l’industria e le aziende sono pronte. È la volontà decisionale a essere in ritardo. Bisogna credere nella ricerca e fare massa critica, con la volontà di cambiare il sistema proponendo delle soluzioni”.

Volontà politica e partecipazione

Secondo l’autore, le soluzioni dal punto di vista imprenditoriale e tecnologico sono già realtà, così come sta crescendo la disponibilità da parte dei consumatori. Tuttavia, “servirebbe più coraggio politico per sostenerle, guardando davvero al futuro senza limitarsi ai sondaggi o alle prossime elezioni: questo è un manifesto per guardare oltre. Qual è la nostra visione? Dove vogliamo andare? Che società abbiamo in mente? Per non limitarsi alla teoria, è indispensabile creare i presupposti per far partecipare le persone, e soprattutto i giovani”.

Nella parte finale, Segrè indica dieci mosse, nell’ottica della filosofia pratica maturata in questi anni, per una società fondata sull’ecologia economica. L’economia, infatti, è parte di un insieme superiore, costituito dalle risorse naturali. “Questo mondo nuovo c’è già, ma si tende a trascurarlo. È questo che cerco di mostrare ai ragazzi, perché il futuro lo vivranno loro” sostiene Segrè.

La Generazione Z ce la farà?

I cosiddetti Millennials, in questa trattazione, sono pertanto investiti di una responsabilità cruciale, nell’opportunità di ricollocare l’economia e la società in un sistema sostenibile. Per Segrè questa generazione rappresenta la “Z” in quanto ultima lettera dell’alfabeto ma anche come occasione per un nuovo inizio. “Mi rivolgo soprattutto ai ragazzi che non studiano e non lavorano, consapevole del fatto che gli studenti universitari sono una sorta di élite. Purtroppo la maggior parte degli ‘Z’ non studia e non lavora, un dato molto grave, perché si rischia di perdere gran parte di questa generazione”.

L’invito dell’autore, quindi, vuole spingere questi giovani a uscire dal torpore e dall’indifferenza, assumendo consapevolmente la responsabilità del futuro, partecipando alle decisioni che si stanno prendendo adesso per l’avvenire che vivranno. Studiare, formarsi e interessarsi all’attualità economica e politica può essere un buon inizio, magari spendendosi in prima persona. “Per il mestiere che faccio e per come sono, non posso che essere ottimista. Se questo si realizzerà, tuttavia, lo scopriremo solo in futuro. Fra trent’anni il mondo sarà diverso e i protagonisti saranno i inevitabilmente i ragazzi di oggi” conclude Segrè.

Spreco alimentare: situazione e nuove prospettive

Dopo aver presentato i contenuti de Il gusto per le cose giuste, l’intervistato si esprime su alcune delle tematiche più recenti legate allo spreco alimentare. Com’è noto, Andrea Segrè è impegnato da anni e su più fronti nel contrasto a questo fenomeno.

La legge antispreco è efficace?

A distanza di più di un anno dall’approvazione della legge contro lo spreco alimentare, l’intervistato riconosce l’efficacia nel recupero di prodotti alimentari. “Al momento non disponiamo di stime precise, ma indubbiamente il provvedimento favorisce i recuperi. Questo quadro normativo porta a una semplificazione, che di fatto riprende tante buone pratiche che già si applicavano nel nostro Paese.

Come ricorda Segrè, il fulcro della legge è l’incentivo al recupero, anche se il percorso che ha preceduto questo atteso provvedimento parte da lontano. “Abbiamo iniziato con lo studio degli sconti sulle tariffe dei rifiuti, applicandolo prima a Ferrara, nel 2005, con la multiutilitylocale”. Oggi un articolo della legge stabilisce che lo sconto può essere applicato ovunque, un passo importante, nonostante ci sia ancora molto da fare, perché non tutti i Comuni lo applicano.

Più prevenzione

Per l’intervistato, il punto chiave, che peraltro la legge traccia, è l’aspetto della prevenzione. “Sappiamo che la maggior parte degli sprechi ha origini domestiche, e pertanto non può essere recuperata. La prevenzione si fa attraverso l’educazione alimentare, in questo ambito bisognerebbe continuare a insistere perché con il solo recupero non si risolve il problema della fame nel mondo e della povertà, al limite si tampona un bisogno essenziale”. Peraltro, non si può giustificare lo spreco con il recupero. La causa della fame è la povertà economica, che si traduce in povertà alimentare. La cultura della prevenzione degli sprechi rende il sistema più sostenibile, riducendo la produzione di rifiuti e liberando risorse che possono essere utilizzate per combattere la povertà.

Il provvedimento va migliorato?

Secondo l’intervistato la legge allo stato attuale funziona, e col tempo la disponibilità di dati consentirà elaborazioni e valutazioni più importanti. La cosa importante è convincersi che la lotta allo spreco alimentare non finisce con il recupero. Pur essendo fondamentale promuoverlo, semplificarlo e aumentarlo il più possibile, è indispensabile entrare in un’ottica di prevenzione, altrimenti il problema non si può risolvere.

In Francia, invece…

Parlando dell’analoga legge francese – basata sulle sanzioni anziché sugli incentivi – Segrè si mostra critico, sottolineando l’eccessiva enfasi che ha fatto seguito al provvedimento, soprattutto in Italia. Il cosiddetto ‘reato alimentare’ assume una valenza simbolica, difficile da mettere in atto e tendenzialmente demagogica, ma poco efficace sul piano pratico. Nel mondo il recupero è praticato da anni e da tante realtà diverse, l’importante è capire qual sia il sistema più efficiente. L’incentivo generato da uno sconto sui rifiuti costituisce uno sprone considerevole, mentre l’impostazione punitiva non crea un atteggiamento positivo nel contrasto allo spreco alimentare.

Un’iniziativa antispreco europea è possibile?

Andrea Segrè precisa che “molti Paesi in Europa hanno studiato provvedimenti contro questo fenomeno. Noi siamo stati i primi, nel 2010, a presentare al Parlamento europeo la Dichiarazione congiunta contro lo spreco alimentare, per mettere in luce un problema rilevante. Il nostro documento è diventato una risoluzione del Parlamento, votata in sessione plenaria nel gennaio 2012, con l’interesse di tutte le forze politiche”. Questa è stata la prima iniziativa in Europa, in seguito diversi Stati si sono mossi autonomamente, ma “a livello comunitario siamo ancora alle discussioni sulla definizione dello spreco. Mettere d’accordo tutti è difficile, perché ci sono anche degli interessi coi quali confrontarsi”. Allo stato attuale, quindi, sembra lontana una legislazione unitaria su questa materia.

Lo spreco domestico

L’intervistato descrive alcune dinamiche legate allo spreco alimentare. Se è vero che il fenomeno è diffuso e trasversale, in genere si registra una certa predisposizione da parte dei giovani, che spesso prestano meno attenzione sulle scadenze. “Siamo tutti un po’ spreconi perché disattenti, poco responsabili o poco informati”. In un nostro articolo ci siamo occupati della corretta disposizione e conservazione dei cibi in frigorifero.

Risulta interessante il rapporto fra spreco alimentare e fattore economico, che non sempre segue logiche prevedibili. Segrè ricorda che “con la crisi sono diminuiti i rifiuti, e in generale c’è sempre stata una correlazione tra crescita economica e crescita dei rifiuti, che viceversa non esiste tra crisi economica e diminuzione degli sprechi”. In sostanza, si tratta di una questione di comportamenti, che la crisi non ha necessariamente cambiato. Diminuendo le capacità di acquistare, nel dato finale si nota che i rifiuti sono diminuiti. Anche se si potrebbe pensare che avvenga lo stesso per gli sprechi, non è dimostrato che ci sia una correlazione analoga.

Rifiuto Vs Spreco

Per capire meglio questo passaggio, è bene precisare la differenza tra spreco e rifiuto:

  1. il rifiuto è uno scarto che consegue all’utilizzo di un prodotto.
  2. Lo spreco, invece, è lo scarto di un prodotto rimasto inutilizzato, in seguito alla scadenza, al danneggiamento reale o presunto, o alla deliberata rinuncia al consumo.

Dopo questo approfondimento sull’ultimo saggio di Andrea Segrè e sullo spreco alimentare, può essere interessante leggere i nostri articoli sul libro Vivere a spreco zero, sui consigli per conservare le verdure in frigorifero e sulle tasse contro il cibo spazzatura.

Fonte: http://www.ilgiornaledelcibo.it/il-gusto-per-le-cose-giuste-libro/

Orte 31 agosto – 10 settembre 2017: Ottava de Santo Egidio

Manifestazioni storico-rievocative a Orte 31 agosto – 10 settembre 2017 (bonifacius pp. IX solemniter celebravit a.d. 1396)


  Festa di antica tradizione, solennizzata da Papa Bonifacio IX nel 1396 con la concessione delle stesse indulgenze della Porziuncola di Assisi, si celebrava con grande impegno pubblico codificato negli statuti comunali.
Particolarmente solenne la grande processione alla quale partecipavano tutte le magistrature cittadine e le sedici corporazioni delle arti.
Grande attrazione veniva esercitata dalle corse di cavalli all’anello, per le quali gli statuti del 1359 prevedevano un luogo apposito, l’equinum, e la partecipazione di qualunque cittadino ortano. Si svolgevano inoltre tornei di tiro con l’arco e con la balestra, corse podistiche e regate di barche sul Tevere dette “ludi tiberini” o “le calate” perchè una gran folla dalla città scendeva lungo le rive del fiume.
Accompagnava la festa, durante gli otto giorni, una grande fiera di merci in città e di bestiame al di là del fiume detta Fiera dei Campanelli, bandita fino a Perugia e a Norcia.
Gli Ortani di oggi hanno conservato la loro devozione a Sant’Egidio.
Le Sette Contrade, dal 31 Agosto alla seconda domenica di Settembre di ogni anno, festeggiano il Santo Patrono. Ogni giorno c’è festa in contrada con giochi, teatro, musiche ecc. L’ottavo giorno è dedicato al Palio degli Arcieri che si contendono, per la propria contrada nella piazza centrale, l’anello d’argento di 10 cm. al quale tirano con archi di legno di tipo medievale.
Uomini e donne delle Contrade vi vanno ad assistere in abiti trecenteschi, formando un corteo che attraversa le vie della città. Rappresentanze più ridotte partecipano la sera del 31 Agosto alla Benedizione dei Gonfaloni in Cattedrale e nella prima domenica di Settembre al Corteo di notte, giuramento del Podestà.

Orte, vista dall’alto

Programma

Giovedì 31 agosto

Ore 21.30 SOLENNE PROCESSIONE per le vie della Città con la statua del Patrono Santo Egidio Abate
Ore 22.30 BENEDIZIONE DEI GONFALONI e degli Arcieri delle 7 Contrade di Orte. Piazza della Libertà
Ore 24.00 Santo Egidio Giovani: SCIMMIASAKI – VENUS IN FURS in Concerto. Stand birra. Giardini Nesbitt

Venerdì 1 settembre – Festa de lo Santo Patrono

Ore 08.30 Santa Messa. Basilica di Santa Maria Assunta
Ore 11.30 MESSA SOLENNE concelebrata da S.E. Romano Rossi, Vescovo Diocesano Basilica S. Maria Assunta.
Ore 18.00 Presentazione del libro “ Orte se chiudo gli occhi sembra ieri” di Bruno Salvatori. Sala delle Bandiere Palazzo Nuzzi.
Ore 18.30 CONCERTO della Banda Musicale “Città di Orte”, diretto dal Maestro A.Fiabane. Piazza della Libertà
Ore 21.30 SPETTACOLO MUSICALE “TALE e QUALE in tour live” Piazza della Libertà
Posti a sedere su prenotazione. Info e prenotazioni Ufficio Pro Loco Orte dal 25 agosto dalle ore 18 alle ore 20.
Ore 23.30 GRANDE TOMBOLA. Piazza della Libertà
Ore 24.00 SPETTACOLO PIROTECNICO. Piazza della Libertà

Sabato 2 settembre

Ore 09.00 “Luci e Ombre nel Medioevo” IIa edizione Concorso di Pittura Estemporanea. Vie e piazze della Città
Ore 18.00 Apertura “Mercatino Medievale”. Vie e piazze della Città.
Ore 18.00 “Risultati delle ricerche archeologiche su Orte e il suo Territorio”. Presentazione del volume curato dal Dott. Giancarlo Pastura. Interverranno gli autori. Palazzo Roberteschi.
Ore 18.00 “Fuoco” Spettacolo di piazza a cura della “Compagnia Del Drago Nero”. Piazza della Libertà
Ore 19.00 Premiazione dei vincitori seconda edizione Estemporanea di Pittura “Luci e Ombre nel Medioevo”, presso la sede distaccata dell’Università della Tuscia – Via Cavour 23.
Ore 19.30 Spettacolo itinerante a cura della “Compagnia Del Drago Nero”. Vie e piazze della Città.
Ore 20.00 Apertura Taverne.
Ore 22.00 “La disfida a suon di Tamburo” gara tra i musici delle 7 Contrade. Piazza della Libertà
Ore 23.00 “Li numeri de Monna Silvia e Messer Egidio”. Gioco a premi offerti da: Paris New Jewel

Domenica 3 settembre

Ore 10.00 “Trofeo delle 7 Contrade “gara podistica a cura dell’Ass. Sportiva “Atletica Orte” XVII edizione con partenza loc. Fabbri ed arrivo in Piazza della Libertà.
Ore 13.00 Apertura Taverne
Ore 18.00 Apertura “Mercatino Medievale” Vie e piazze della Città.
Ore 18.00 “Tatto, Udito, Gusto, Vista, Olfatto: 5 ingredienti per una favola a modo nostro” di Lorenza Federico Spettacolo con i bambini delle 7 Contrade. Piazza della Libertà
A seguire mini corteo dei piccoli attori per le vie della Città.
Ore 19.30 Spettacolo itinerante a cura della “Compagnia Del Drago Nero”. Vie e piazze della Città.
Ore 20.00 Apertura Taverne.
Ore 22.00 “Corteo de Nocte e Giuramento de lo Podesta’”.
Maggiorenti e Nobiltà delle Contrade vanno ad accogliere il nuovo Podestà – Piazza del Popolo – per poi assistere alla Cerimonia del Giuramento e al dono dell’anello d’argento – Piazza della Libertà.
A seguire “Parsifal” Spettacolo teatrale a cura della “Compagnia Del Drago Nero”. Piazza della Libertà.
Ore 23.00 “Li numeri de le 7 Contrade”. Con Messer Egidio gioco a premi offerti da: L’Angolo di Simone

Lunedì 4 settembre

Ore 20.00 Apertura Taverne
Ore 20.00 Festa delle Contrade S. Giovenale e Olivola. Cortei di rappresentanza delle Contrade in festa. Vie e piazze della Città.
Ore 22.00 “Lo Giostrar de lo Contradaiolo” disfida tra i giovani delle 7 Contrade. Piazza della Libertà
Ore 23.30 “Li numeri de le 7 Contrade”. Con Messer Egidio. gioco a premi offerti da; Associazione Culturale VeramenteOrte

Martedì 5 settembre

Ore 20.00 Apertura Taverne
Ore 20.00 Festa delle Contrade S. Biagio e S.Sebastiano. Cortei di rappresentanza delle Contrade in festa. Vie e piazze della Città.
Ore 22.00 Giochi di Bandiera esibizione del Gruppo Bandierai Quattro Quarti della Città di L’Aquila. Piazza della Libertà
Ore 23.30 “Li numeri de le 7 Contrade”. Con Messer Egidio. gioco a premi offerti da: I TEAM

Mercoledì 6 settembre

Ore 20.00 Apertura Taverne
Ore 20.00 Festa delle Contrade S.Gregorio e Porcini. Cortei di rappresentanza delle Contrade in festa. vie e piazze della Città.
Ore 22.00 “Lo Giostrar de li Borghi” giochi medievali senza confini. Piazza della Libertà
Ore 23.30 “Li numeri de le 7 Contrade”. Con Messer Egidio. gioco a premi offerti da, Parrucchiera Sensini Lolita

Giovedì 7 settembre

Ore 19.00 “Giochi di Bandiera” eseguiti dai piccoli Sbandieratori delle 7 Contrade di Orte. Piazza della Libertà.
Ore 19.30 Spettacolo itinerante a cura della “ Compagnia dei Goliardi” Vie e piazze della Città.
Ore 20.00 Apertura Taverne.
Ore 20.00 Festa della Contrada S.Angelo. Corteo di rappresentanza della Contrada in festa. Vie e piazze della Città.
Ore 22.00 “Disfida tra Vecchi Archi”. Piazza della Libertà
Ore 23.30 “Li numeri de le 7 Contrade”. Con Messer Egidio. gioco a premi offerti da: Pizzeria Tin Tin via dei Maratoneti 4 (nuovo indirizzo)

Venerdì 8 settembre

Ore 18.00 Apertura “Mercatino Medievale” . Vie e piazze della Città.
Ore 19.00 “ Danze Medievali” a cura dell’ Associazione Culturale “il Palcoscenico”
Ore 19.30 Spettacolo itinerante a cura della “ Compagnia dei Goliardi”. Vie e piazze della Città.
Ore 20.00 Apertura Taverne.
Ore 22.00 “Ostende Ignis” a cura della “Compagnia la Barraca”.Piazza della Libertà.
Ore 23.30 “Li numeri de le 7 Contrade”. Con Messer Egidio. gioco a premi offerti da; Il Mattarello

Sabato 9 settembre

Ore 17.00 “Ricerche e Restauri dell’Università della Tuscia”. Intervengono docenti, ricercatori e laureati dell’Ateneo. Sala di Giobbe.
Ore 18.00 Apertura “Mercatino Medievale” Vie e piazze della Città.
Ore 18.30 Palazzo Deci – Celiani concerto di musica antica del 1600 “T’amai Gran Tempo” a cura di Incontri Mediterranei eseguito dall’Ensemble Ottaviano Alberti. Info 333 2214656
Ore 19.00 Esibizione del Gruppo Storico “Spadaccini di Soriano nel Cimino”. Piazza della Libertà
Ore 19.30 Spettacolo itinerante a cura della “Compagnia dei Goliardi”. Vie e piazze della Città.
Ore 20.00 Apertura Taverne.
Ore 22.00 Piccolo Teatro Nuovo presenta “Alchimie di Fuoco”. Piazza della Libertà.
Ore 23.30 “Li numeri de le 7 Contrade”. Con Messer Egidio. gioco a premi offerti da; Ente Ottava Medievale

Domenica 10 settembre

Ore 11.30 BANDO DEL PALIO. Vie e piazze della Città
Ore 12.00 Apertura “Mercatino Medievale” Vie e le piazze della Città.
Ore 13.00 Apertura Taverne.
Ore 15.00 GRANDE CORTEO STORICO per le vie della Città – preceduto dai giochi di bandiera dei piccoli sbandieratori delle 7 Contrade di Orte. Piazza della Libertà.
Posti a sedere su prenotazione info e prenotazioni presso Ufficio Pro Loco Orte
Ore 17.00 PALIO DEGLI ARCIERI: Disputa dell’Anello d’Argento tra gli arcieri delle 7 Contrade di Orte. Piazza della Libertà.
Ore 20.00 Apertura Taverne.
Ore 22.00 “GIOCHI DI BANDIERA” esibizione del Gruppo Sbandieratori delle 7 Contrade di Orte. Piazza della Libertà.
Ore 23.00 Estrazione della “LOTTERIA DE SANTO EGIDIO 2017”. Piazza della Libertà.

Contatti: +39 0761.493148

http://www.ottavamedievale.it/

Come arrivare

Indicazioni per raggiungere il Centro Storico della Città di Orte, sede delle manifestazioni dell’Ottava di Sant’Egidio.

E’ disponibile un ampio parcheggio in zona Impianti Sportivi (inizio strada per Orte Scalo, sotto il centro storico) dal quale funziona, il pomeriggio e la sera, un servizio continuo di bus navetta.

DA ROMA IN AUTO:
Autostrada A1 direzione Firenze – Uscita 33 Orte
Percorrere la SS.204 per circa 2 Km dal casello autostradale in direzione Viterbo

DA ROMA IN TRENO:
Ferrovia linea Roma-Firenze oppure Roma-Ancona – Stazione di Orte
Raggiungere il Centro Storico di Orte con i servizi antistanti la stazione.

DA FIRENZE IN AUTO:
Autostrada A1 direzione Roma – Uscita 33 Orte
Percorrere la SS.204 per circa 2 Km dal casello autostradale in direzione Viterbo

DA FIRENZE IN TRENO :
Ferrovia linea Firenze-Roma – Stazione di Orte
Raggiungere il Centro Storico di Orte con i servizi antistanti la stazione.

DA PERUGIA IN AUTO:
E45 [SS3BIS] direzione E45-A1-Terni-Orte-Roma
Percorrere la SS.204 in direzione Viterbo

DA PERUGIA IN TRENO :
Ferrovia linea Perugia-Roma – Stazione di Orte
Raggiungere il Centro Storico di Orte con i servizi antistanti la stazione.

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Da sabato 2 settembre a domenica 10, in locali di particolare pregio storico-architettonico, saranno aperte le tipiche TAVERNE di CONTRADA

Informazioni e prenotazioni / Information & reservations:
  • Taverna Contrada San Gregorio – Tel. 333.4623276 – Facebook
  • Taverna Contrada Porcini – Tel. 338.9628750 – Facebook
  • Taverna Contrada Sant’Angelo – Tel. 389.6817958 – Facebook
  • Taverna Contrada San Giovenale – Tel. 329.1606857 – Facebook
  • Taverna Contrada Olivola – Tel. 0761.402393 – 338.5812107 – Facebook
  • Taverna Contrada San Biagio – Tel. 0761.403180 – 339.3736616 – Web – Facebook
  • Taverna Contrada San Sebastiano – Tel. 338.7128331 – WebFacebook

La città di Orte è ripartita come allora in Sette Contrade:
CONTRADA SAN GREGORIO
CONTRADA PORCINI
CONTRADA SANT’ANGELO
CONTRADA SAN GIOVENALE
CONTRADA OLIVOLA
CONTRADA SAN BIAGIO
CONTRADA SAN SEBASTIANO

Mappa Contrade e Taverne / Contrade & Taverns maps

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EVENTI

Lo gusto de lo medioevo

“SCENE DI VITA MEDIEVALE”: Itinerario gastronomico attraverso i secoli del medioevo.
TERZA DOMENICA DI OTTOBRE
Info e prenotazioni: info@ottavamedievale.it – Tel. 366.3154218


Visite guidate Orte Sotterranea

A cura dell’ASSOCIAZIONE CULTURALE VERAMENTEORTE
Info e prenotazioni:
Ufficio Turistico – Via Matteotti, Orte Centro Storico
Telefono: +39 327.3978831 – 0761.404357 – e-mail: visitaorte@gmail.comhttp://www.visitaorte.com

Da lunedì a venerdì: Partenze ore 15.15 – 17.00 – 18.30
Sabato e domenica: Partenze ore 09.15 – 11.00 – 15.15 – 17.00 – 18.30
Domenica 10 settembre: Partenze ore 09.15 – 11.00

Venerdì 8 settembre
ore 22.00 – HORTAE DE NOCTE – VISITE GUIDATE IN NOTTURNA
E’ obbligatoria la prenotazione

PER LE VISITE AI SOTTERRANEI E’ OBBLIGATORIA PRENOTAZIONE. SONO CONSIGLIATI ABITI E CALZATURE IDONEI


BUS NAVETTA

Servizio Navetta continuo, dal 31 agosto al 10 settembre con partenza dal parcheggio degli impianti sportivi (strada per Orte Scalo) e arrivo al Centro Storico, acquistando un biglietto della lotteria (1 Euro)
– 31 agosto dalle ore 21.00 alle ore 01.00
– 01 settembre dalle ore 18.00 alle ore 01.00
– 02 settembre dalle ore 08.00 alle ore 10.00 – ore 18.00 alle ore 01.00
– 03 settembre dalle ore 08.00 alle ore 01.00
– 04 settembre dalle ore 19.00 alle ore 01.00
– 05 settembre dalle ore 19.00 alle ore 01.00
– 06 settembre dalle ore 19.00 alle ore 01.00
– 07 settembre dalle ore 18.00 alle ore 01.00
– 08 settembre dalle ore 18.00 alle ore 01.00
– 09 settembre dalle ore 17.00 alle ore 01.00
– 10 settembre dalle ore 10.00 alle ore 01.00


Informazioni presso:

Ente Ottava Medievale di Orte
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Gelsomino il fiore afrodisiaco e antidepressivo

Nel mondo scientifico è noto come Jasminum, è rampicante fino a raggiungere i 4-6 metri, dipende anche dalla specie che ci troviamo di fronte, le più note e coltivate come piante ornamentali sono il gelsomino comune, quello di Spagna, il trifogliato e il marzolino.

Da questa pianta, si estrae l’olio essenziale spesso e volentieri utilizzato per la formulazione di creme ed essenze. Il tipico profumo è noto da tempi antichi, nella Persia, sua patria, ma anche tra gli antichi greci e romani. Il primo a coltivare il gelsomino in Italia fu Cosimo I de Medici, oggi nella nostra penisola trova spazio soprattutto, a livello industriale, in Calabria e Sicilia dove se ne ricavano profumi. Ovviamente in ogni dove, non c’è giardino che non desideri ospitarne uno.
In ambito erboristico-fitoterapico la varietà Gelsemium nitidum, tipica delle Americhe ha la sua fama come antispasmodico e antireumatico, oltre che come rimedio contro i malesseri del sistema respiratorio: tosse, raucedine, catarro e laringiti lievi. Inoltre, se ci procuriamo la tintura madre, dalle radici del fiore, ecco la cura possibile per insonnia, emicrania, perdita di memoria e raffreddore.

Nel campo della cosmesi, il gelsomino spopola a dir poco: essenza per realizzare profumi, acque profumate, lozioni e creme, shampoo… di tutto! Perfino i sali da bagno all’essenza di gelsomino ci sono, e non solo sono profumatissimi, quindi mettono buon umore, ma hanno anche un blando sedativo e rilassante andando ad agire a livello cerebrale e psichico. A fine bagno saremo rilassati e propositivi.

Un tempo, infine, ma chissà se qualcuno ancora oggi scaramanticamente un po’ ci vuole credere ancora, il gelsomino era ritenuto utile per estirpare invidia e gelosia alle persone, e per imparare ad assumersi le proprie responsabilità diventando consapevoli di come si agisce e ci si comporta. Se funziona, un bagno di gelsomino per grandi e piccini, dal tacco alla punta del nostro Stivale.

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Salute e Benessere

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La depressione è il male del secolo attuale. Molti sono depressi e non sanno di esserlo, altri combattono da anni contro questa malattia rischiando molto spesso anche la vita. La depressione, se non curata, porta purtroppo a conseguenze molto gravi. Ma i fiori vengono in aiuto come perfetti antidepressivi.

Da questa pianta, si estrae l’olio essenziale spesso e volentieri utilizzato per la formulazione di creme ed essenze. Il tipico profumo è noto da tempi antichi, nella Persia, sua patria, ma anche tra gli antichi greci e romani. Il primo a coltivare il gelsomino in Italia fu Cosimo I de Medici.

Olio di gelsomino è molto efficace su ansia, depressione, cura della pelle, tosse nervosa, calo della libido, problemi ormonali femminili, nervosismo, stress.Un massaggio con olio di gelsomino.Il massaggio con olio di gelsomino risveglia il romanticismo e le sensazioni erotiche.

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Festa del papà. La Crusca: ecco perché si dice ‘babbo’

L’espressione “papà” è un vecchissimo francesismo, usato tradizionalmente anche nel nord Italia, mentre “babbo” risulta una espressione autoctona, ovvero assolutamente locale. 
L’intervista all’esperto.

“Ché non è impresa da pigliare a gabbo / discriver fondo a tutto l’universo, / né da lingua che chiami mamma o babbo“, si legge nell’Inferno dantesco, quando all’inizio del canto XXXII il poeta è in cerca delle parole più adatte per descrivere il fondo dell’universo. Sebbene nell’opera “De vulgari eloquentia” Dante condanni fermamente l’uso delle parole “mamma” e “babbo”, classificandole come termini puerili, è facile osservare quanto l’espressione alternativa per riferirsi alla figura paterna fosse diffusa in Toscana fin dall’antichità.

Oggi, però, i toscani sono tra i pochi a usarla, ma non gli unici. Il termine “babbo”, infatti, è diffuso nella medesima accezione anche in Romagna, Umbria, Marche, Sardegna e nel Lazio settentrionale. A dirlo è Matilde Paoli, della redazione della consulenza linguistica dell’Accademia della Crusca: “Niente di più naturale: “babbo”, così come “papà” e “mamma”, è una delle prime parole che un bambino pronuncia – spiega la dottoressa Paoli – I termini affettivi per “padre” e “madre” hanno questo tipo di origine: forse non molto interessante per un erudito, ma certamente molto bello”.

L’italiano moderno, accanto a “papà”, accetta anche questa forma familiare affettiva, presente in tutti i dizionari: entrambe le parole, infatti, costituiscono due “forme tipiche del primissimo linguaggio infantile, costituite dalla ripetizione di una sillaba, perlopiù formata dalla vocale a e da una consonante bilabiale (p, b, m), i suoni più facili da produrre per i bambini”, precisa la dottoressa Paoli.

L’espressione “papà” è un vecchissimo francesismo, usato tradizionalmente anche nel nord Italia, data la contiguità di area, mentre “babbo” risulta una espressione autoctona, ovvero assolutamente locale: “Spesso nei vocabolari viene indicata come voce affettiva – osserva ancora Paoli – in realtà nel toscano tradizionale è anche voce denotativa, perché quando parliamo diciamo “babbo” e non “padre”. Quest’ultimo termine, infatti, seleziona non solo l’italiano, ma anche una lingua molto formale”.

La diatriba tra “papà” e “babbo” era una questione tipicamente ottocentesca, come si evince dalle di Giuseppe Frizzi, che del 1865 scrisse: “Padre è la voce vera e nobile, la quale si riferisce a tutti i padri in generale; e si trasporta a significare paternità spirituale, e comecchessia Colui che primo ha dato origine a una cosa. – Babbo è voce da fanciulli, ed è usata anche dagli adulti a significazione di affetto, e suol dirsi parlando del proprio padre o del padre di colui a cui parliamo. – La voce Papà è una leziosaggine francese che suona nelle bocche di quegli sciocchi, i quali si pensano di mostrarsi più compiti scimmiottando gli stranieri”.

La primissima diffusione del termine “papà”, continua Paoli, divenne una sorta di questione sociale, dove “i ricchi preferivano “papà”, al contrario le persone del popolo, quindi più genuine, prediligevano “babbo”, soprattutto in Toscana. E di fatto, ancora oggi si dice “figlio di papà”, mentre “figlio di babbo” non funziona proprio. Lo stesso Pascoli si opponeva a questa discussione, in quanto “papà” è una parola da bambino al pari di “babbo”, ed è assurdo fare una censura su questi termini”.

Nella recente indagine “La lingua delle città” per misurare l’italiano parlato, è emerso come la parola “babbo” stia progressivamente perdendo terreno: in Sardegna, riporta Paoli, in particolare nelle zone di Cagliari e Sassari, il termine “papà” risulta infatti sempre più diffuso. Al contrario, “babbo natale” viene sempre preferito a “papà Natale”, mentre lo stesso termine “babbo” è apparso recentemente in una pubblicità televisiva: “un modo per riaffermare la tradizionalità e la familiarità di questo termine”, conclude Paoli. In ogni caso, auguri a tutti: papà o babbi che siano.

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22 febbraio: Cattedra di San Pietro Apostolo

«Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». (Mt 16, 13-19)

L’origine della celebrazione odierna, va ricercata nelle Feste romani di oggi, le Feralia, in cui si cenava accanto alla “chatedra” dei parenti defunti.

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Il 22 febbraio è il 53º giorno del calendario gregoriano, e mancano 312 giorni alla fine dell’anno (313 negli anni bisestili).

Cattedra è un sostantivo che ha assunto vari significati molto diversi a seconda del periodo.

Il termine deriva dal greco κάθεδρα (leggi càthedra) e dal latino cathèdra, col significato di “luogo su cui ci si siede”, cioè “seggio”, in riferimento ad una sedia con spalliera e senza braccioli tipicamente utilizzata dai filosofi per tenere le loro lezioni.

Nella Chiesa cattolica la parola indica il trono sul quale siede il vescovo o, nel caso di Roma, il papa (la cattedra papale si trova nella basilica lateranense). Essa è il simbolo della potestà e della responsabilità del vescovo. Da quel luogo infatti il Vescovo presiede l’assemblea liturgica e spiega le Sacre Scritture, rappresentando Cristo stesso.

Essa era posta fin dall’epoca paleocristiana nel mezzo dell’abside delle basiliche, in fondo all’area riservata ai presbìteri, detta presbiterio (dal greco πρεσβύτερος, presbýteros, “più anziano”; dal latino presbyter deriva anche il termine italiano prete);la sua posizione corrispondeva a quella del praetor o del quaestor nelle basiliche civili romane. Era affiancata su ambo i lati, ancorché a un livello più basso, dai banchi ove stavano i sacerdoti che assistevano il vescovo, corrispondenti ai posti degli assessori nella basilica civile;[5] detti banchi formavano insieme alla cattedra una struttura detta synthronon.. La chiesa sede della cattedra è la chiesa madre della Diocesi[2], che dal nome cattedra assunse il nome di cattedrale, intesa come la chiesa che contiene la cattedra vescovile (per questo la parola cattedrale non è sinonimo di duomo, che può essere chiesa principale di una città anche se non è sede vescovile).

In senso più ampio “cattedra” indica la funzione di insegnamento del vescovo e del papa. Ciò discende dall’uso antico, sicuramente attestato nei vangeli, secondo il quale chi insegnava non si metteva in piedi, come succede spesso oggi, ma in posizione seduta.

La chiesa celebra la festa della Cattedra di San Pietro, nella quale fa memoria del dono fatto da Gesù a Pietro e ai suoi successori i papi di proporre una dottrina di fede ferma e sicura. Appunto da questo significato di cattedra viene l’espressione latina Ex cathedra, per indicare l’infallibilità pontificia, quando parla come dottore universale

La cattedra di San Pietro (in latino Cathedra Petri) è un trono ligneo, che la leggenda medioevale identifica con la cattedra vescovile appartenuta a san Pietro apostolo in quanto primo vescovo di Roma e papa.

In realtà quello che si conserva oggi in Vaticano, è un manufatto del IX secolo, donato nell’875 dal re dei Franchi Carlo il Calvo a papa Giovanni VIII in occasione della sua discesa a Roma per la propria incoronazione a imperatore.

Viene conservato come reliquia nella basilica di San Pietro in Vaticano, all’interno di una grandiosa composizione barocca progettata da Gian Lorenzo Bernini e realizzata fra il 1656 e il 1665.

Una copia della cattedra di legno si trova inoltre esposta nel Museo storico artistico – Tesoro di San Pietro, con ingresso dall’interno della basilica.

La cattedra, letteralmente, è il seggio fisso del sommo pontefice e dei vescovi. E’ posta in permanenza nella chiesa madre della diocesi (di qui il suo nome di “cattedrale”) ed è il simbolo dell’autorità del vescovo e del suo magistero ordinario nella Chiesa locale. La cattedra di S. Pietro indica quindi la sua posizione preminente nel collegio apostolico, dimostrata dalla esplicita volontà di Gesù, che gli assegna il compito di “pascere” il gregge, cioè di guidare il nuovo popolo di Dio, la Chiesa.

L’opera del Bernini è collocata nell’abside di fondo della Basilica Vaticana, aggettante con effetto scenografico dalla cornice architettonica delle lesene. Al centro si trova il trono in bronzo dorato, al cui interno è situata la cattedra lignea vera e propria. Su un drappo frontale è rappresentata la traditio clavum (la “consegna delle chiavi”, ovvero l’atto secondo cui, nella dottrina cattolica, Cristo conferisce a Pietro il primato papale).

Quattro colossali statue anch’esse in bronzo, raffiguranti quattro dottori della Chiesa (in primo piano sant’Agostino e sant’Ambrogio per la Chiesa latina e in secondo piano sant’Atanasio e san Giovanni Crisostomo per la Chiesa greca), sono rappresentate nell’atto di sorreggere la cattedra, che pare librarsi senza peso su nuvole di stucco dorato.

La colomba dello Spirito Santo nel finestrone che sormonta il trono

Sopra il trono, in una raggiera di stucchi dorati contornata da angeli, si trova un finestrone di fondo in alabastro raffigurante una colomba (l’apertura alare è di 162 cm), simbolo dello Spirito Santo il quale guida i successori di Pietro nel loro incarico. Essa costituisce l’unica vetrata colorata dell’intera basilica di San Pietro.

La cattedra di San Pietro può essere senza dubbio definita un capolavoro del Barocco, che fondendo insieme architettura, scultura e arti figurative dà luogo ad un’opera d’arte globale, rappresentazione scenografica di una visione fantastica. Spettacolari gli effetti della luce, soprattutto nel pomeriggio quando il sole scende dietro l’abside.

Festività della cattedra di san Pietrocattedra-san-pietro

La festa della cattedra di san Pietro, iscritta al calendario romano generale, risale al III secolo.

Il 22 febbraio per il calendario della Chiesa cattolica rappresenta il giorno della festa della Cattedra di San Pietro. Si tratta della ricorrenza in cui viene messa in modo particolare al centro la memoria della peculiare missione affidata da Gesù a Pietro. In realtà la storia ci ha tramandato l’esistenza di due cattedre dell’Apostolo: prima del suo viaggio e del suo martirio a Roma, la sede del magistero di Pietro fu infatti identificata in Antiochia. E la liturgia celebrava questi due momenti con due date diverse: il 18 gennaio (Roma) e il 22 febbraio (Antiochia). La riforma del calendario le ha unificate nell’unica festa di oggi. Essa – viene spiegato nel Messale Romano – “con il simbolo della cattedra pone in rilievo la missione di maestro e di pastore conferita da Cristo a Pietro, da lui costituito, nella sua persona e in quella dei successori, principio e fondamento visibile dell’unità della Chiesa”.

Martirologio Romano: Festa della Cattedra di san Pietro Apostolo, al quale disse il Signore: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa». Nel giorno in cui i Romani erano soliti fare memoria dei loro defunti, si venera la sede della nascita al cielo di quell’Apostolo, che trae gloria dalla sua vittoria sul colle Vaticano ed è chiamata a presiedere alla comunione universale della carità.

Questa investitura da parte di Cristo, ribadita dopo la risurrezione, viene rispettata. Vediamo infatti Pietro svolgere, dopo l’ascensione, il ruolo di guida. Presiede alla elezione di Mattia e parla a nome di tutti sia alla folla accorsa ad ascoltarlo davanti al cenacolo, nel giorno della Pentecoste, sia più tardi davanti al Sinedrio. Lo stesso Erode Agrippa sa di infliggere un colpo mortale alla Chiesa nascente con l’eliminazione del suo capo, S. Pietro. Mentre la presenza di Pietro ad Antiochia risulta in maniera incontestabile dagli scritti neotestamentari, la sua venuta a Roma nei primi anni dell’impero di Claudio non ha prove altrettanto evidenti.

Lo sviluppo del cristianesimo nella capitale dell’impero attestato dalla lettera paolina ai Romani (scritta verso il 57) non si spiega tuttavia senza la presenza di un missionario di primo piano. La venuta, qualunque sia la data in cui ciò accadde, e la morte di S. Pietro a Roma, sono suffragare da tradizioni antichissime, accolte ora universalmente da studiosi anche non cattolici. Lo attestano in maniera storicamente inoppugnabile anche gli scavi intrapresi nel 1939 per ordine di Pio XII nelle Grotte Vaticane, sotto la Basilica di S. Pietro, e i cui risultati sono accolti favorevolmente anche da studiosi non cattolici.

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Oggi si ricordano:

Cattedra di san Pietro, apostolo

Santa Margherita da Cortona, religiosa

San Massimiano di Ravenna, vescovo

San Papia di Gerapoli, vescovo

San Pascasio di Vienne, vescovo

Santi Nove Fratelli di Kola, martiri georgiani (Chiese Orientali)

Beato Diego Carvalho gesuita, martire

Beata Isabella di Francia, principessa

Beato Maometto Abdalla, mercedario

Beata Maria di Gesù (Émilie) d’Oultremont d’Hooghvorst, fondatrice

di Daniele Vanni

ORTE, STORIOGRAFIA MEDIEVISTICA IN ROMANIA: L’ULTIMO QUARTO DI SECOLO

Roma, Istituto storico italiano per il medioevo, ore 9.30
Orte, Palazzo Roberteschi, ora 11.00
19-20 gennaio 2017

Scarica il  programma_storiografia_medievistica_in_romania-roma-orte.

Il Comune di Orte e l’Ente Ottava Medievale ospiteranno venerdì 20 gennaio una giornata di studi internazionale dedicata alla storiografia medievistica in Romania nell’ultimo quarto di secolo.

La rassegna è organizzata dall’Universitatea Babes-Bolyai di Cluj, la principale università del Paese (fondata nel 1581), e l’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, in collaborazione con l’Accademia di Romania in Roma. Il programma si sviluppa in due giornate. La prima, prevista per domani, si svolgerà a Roma, nella sede l’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, e vedrà un corposo filone di interventi, curati da studiosi italiani e romeni.loc-orteprogramma_storiografia_medievistica_in_romania-roma-orte-jpeg

Nella giornata di venerdì, invece, la rassegna si sposterà ad Orte, dove in mattinata gli ospiti visiteranno le principali attrazioni storico-culturali della città: Orte Sotterranea, il Museo d’Arte Sacra, il centro storico e il palazzo vescovile. A seguire, al Palazzo Roberteschi (sede dell’Ente Ottava Medievale) interverranno i professori Ioan-Aurel Pop e Cesare Alzati, con delle trattazioni sul Medioevo romeno e il ruolo della religione in Romania all’interno del contesto europeo. Alle ore 18, presso il centro di aggregazione sociale, Luisa Caporossi concluderà il programma, presentando il restauro dell’affresco Crocifissione con Maria e san Giovanni Evangelista (risalente al tardo ‘400 – primi ‘500), con la partecipazione del Sindaco di Orte Angelo Giuliani e di Alfonsina Russo, Soprintendente per l’Archeologia, le Belle Arti e il Paesaggio.

Fonte: http://www.isime.it/index.php/eventi/storiografia-medievistica-in-romania

e http://www.tevereventi.it/la-medievistica-romena-ad-orte/

Studi sulla Storia e l’Archeologia dell’Etruria: XXIV Convegno Internazionale a Orvieto

GLI ETRUSCHI NELLA CULTURA E NELL’IMMAGINARIO DEL MONDO MODERNO

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Palazzo dei Congressi, Orvieto
 9-11 dicembre 2016

visualizza il programma completo


Durante la prima giornata verrà presentato il XXIII volume degli

Annali della fondazione per il museo “Claudio Faina”:

“Dalla capanna al palazzo. Edilizia abitativa nell’Italia preromana”.

Gli etruschi nella cultura e nell’immaginario del mondo moderno

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Orte e e il suo territorio: Giornata di studi per la conoscenza del Patrimonio

(NewTuscia) – ORTE – Sabato 3 settembre, a partire dalle 16, 30 si terrà, nella prestigiosa cornice di Palazzo Roberteschi, la giornata di studi “Risultati delle ricerche su Orte e sul suo territorio”,

Stemma di Orte

Stemma di Orte

organizzata dalla Direzione Scientifica del Museo Civico Archeologico e dall’Ente Ottava Medievale.  Si tratterà di un’importante occasione per esporre i risultati delle ricerche archeologiche condotte negli ultimi anni sul territorio comunale di Orte che saranno poi pubblicati, entro la fine dell’anno, nel secondo volume della collana “Quaderni del Museo Civico Archeologico”, diretta da Giancarlo Pastura.

Orte, Casale Farcas (altezza antico Ponte di Augusto)

Orte, Casale Farcas (altezza antico Ponte di Augusto)

“Finalmente riusciamo a riunire di nuovo intorno ad un tavolo tutte le componenti tecniche e scientifiche che operano nei campi della ricerca e della tutela – ha dichiarato l’archeologo Giancarlo Pastura – a testimonianza del lavoro costante che è stato promosso dal Museo Civico negli ultimi anni. L’obiettivo principale di queste giornate, che saranno comunque pubblicate in un volume, è quello di trasferire le conoscenze acquisite dai ricercatori alla cittadinanza, nell’ambito di un progetto di crescita culturale complessiva”.

Dopo i saluti e le presentazioni delle autorità comunali e del Rettore dell’Ottava Medievale, interverranno diversi studiosi, appartenenti a diversi istituti di ricerca e di tutela operanti sul territorio. Aprirà la carrellata degli interventi Flavia Trucco, ispettrice di zona della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, nonché rinomata studiosa delle fasi preistoriche e protostoriche del territorio cimino-tiberino, che illustrerà gli aspetti di questi importanti periodi. A seguire Giancarlo Pastura presenterà  il panorama delle ricerche in corso e Valentina Asta, Marco Fatucci e Letizia Tessicini, archeologi preistorici, illustreranno gli ultimi rinvenimenti che permettono di ricostruire, passo dopo passo, le fasi preistoriche della cittadina. Terminata la sessione sulla preistoria sarà la volta del porto fluviale di Seripola dove Samunele Ranucci, archeologo e grande esperto di numismatica, presenterà i risultati dello studio da lui condotto su oltre 2000 monete provenienti dal porto di Seripola.

Di seguito l’intervento di Stefano Del Lungo, Direttore del Museo Civico Archeologico di Orte e ricercatore presso il CNR- IBAM di Potenza, fornirà  delle prospettive alla fruizione dell’area con un intervento dal titolo “Porto fluviale di Seripola: prospettive di conoscenza, tutela e valorizzazione di un’area archeologica complessa”. Chiusa la sessione su Seripola un primo sguardo al Medioevo con l’intervento congiunto di Lavinia Piermartini e Francesca Tonella, giovani archeologhe medieviste collaboratrici di numerosi progetti di ricerca dell’Università della Tuscia, che presenteranno un intervento dal titolo “Materiali ceramici tardo medievali e moderni dalla rupe di Orte in località Campo della Fiera”, che è solo un piccolo assaggio del grande lavoro di studio e catalogazione che stanno conducendo sui materiali medievali e rinascimentali provenienti dall’area suburbana di Orte.

Sabato 10 settembre, la giornata di studi avrà poi una gustosa appendice (Palazzo Roberteschi – ore 17:30), con la presentazione, da parte di Pastura e Del Lungo, di un intervento dal titolo “Orte e il suo territorio nel Medioevo alla luce delle ultime ricerche archeologiche” con il quale si vuole far luce su alcuni aspetti, ad oggi mai chiariti, sulle dinamiche di popolamento di questo territorio nel periodo compreso tra la disgregazione dell’impero romano e l’istituzione dei Comuni.

Fonte: http://www.newtuscia.it/

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