DICEMBRE, VITA SANA? FRUTTA E VERDURA DI STAGIONE

Cosa mangiare a dicembre?

Come frutta e verdura di stagione a dicembre bisognerebbe scegliere:

  • arance
  • bergamotto
  • cachi
  • castagne
  • clementine
  • cedri
  • pompelmi
  • limoni
  • mandarini
  • mele
  • melograno
  • kiwi
  • pere
  • pompelmi
  • uva

Mentre, gli ortaggi di questo mese sono:

  • aglio
  • barbabietole
  • bietole a coste
  • broccoli
  • broccolo romanesco
  • carciofi
  • cardi
  • carote
  • cavolfiore
  • cavolini di Bruxelles
  • cavolo cappuccio
  • cavolo verza
  • cicoria
  • cime di rapa
  • cipolle
  • finocchi
  • indivia
  • lattuga
  • patate
  • porri
  • radicchio
  • topinambur
  • valerianella
  • spinaci
  • tartufo bianco
  • tartufo nero
  • sedano
  • sedano rapa
  • porri
  • zucca

I toccasana per l’influenza e non solo

Sicuramente gli agrumi sono i frutti simbolo dei mesi più freddi per le importanti proprietà benefiche. Sono ipocalorici, dissetanti, ricchi di vitamine del gruppo B e C. Gli agrumi sono anche un sostegno per problemi di insonnia, inappetenza, fragilità capillare, oltre ad essere particolarmente indicati nelle diete depurative post abbuffate di Natale.

Tra la frutta di dicembre ricca di vitamina C anche kiwi e cachi. Non solo, l’elevato contenuto di fibre aiuta a regolarizzare l’intestino, così come la pectina contenuta nelle mele e nelle pere. Queste ultime sono anche ricche di calcio e fibre, utili per prevenire l’osteoporosi.
Chi ha carenza di ferro è autorizzato a scorpacciate di cavoli, cavolfiori, cavolini di Bruxelles, broccoli, più efficaci di una bistecca al sangue (sempre che vi abbiate aggiunto una spruzzata di limone poiché le fibre vegetali vengono assimilate in aggiunta alla vitamina C). Barbabietola rossa, cipolle e porri hanno proprietà antianemiche e sono è ricchi di sali minerali. Mentre il carciofo è indicato per chi soffre di disturbi di fegato e della colecisti; carciofi, finocchi e radicchi sono ideali per chi è a dieta sia perché ipocalorico, sia per le proprietà disintossicanti. Il podio delle vitamine A e C va a carote, zucca, bietole e spinaci: il beta-carotene previene da bronchite e difficoltà respiratorie.

Fonte: http://www.ilgiornaledelcibo.it/frutta-e-verdura-nel-mese-di-dicembre/

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CI SALVERÀ UN’ECONOMIA CIRCOLARE E SOSTENIBILE?

 Nel suo ultimo libro, Il gusto per le cose giusteAndrea Segrè si rivolge ai ragazzi, riflettendo sui concetti di equilibrio e giustizia, trasposti al mondo del cibo. Dopo aver approfondito il progetto e le caratteristiche di Fico a Bologna – il grande parco agro-alimentare inaugurato mercoledì 15 novembre – con il professor Segrè abbiamo parlato del suo ultimo saggio, da poco uscito in libreria. Nella stessa occasione, abbiamo sottoposto al professore anche alcune domande sullo spreco alimentare, tema che da anni lo vede impegnato per contrastare un fenomeno sempre molto rilevante.

Il gusto per le cose giuste

Introducendo i temi del suo ultimo saggio, Andrea Segrè inizia col descrivere il legame fra il ‘gusto’ e il ‘giusto’, che va oltre una semplice assonanza e dal quale partono molte delle riflessioni ne Il gusto per le cose giuste. “Il gusto riporta al cibo, ma anche alla moderazione. Aggiungendo una vocale, quindi, abbiamo un collegamento diretto fra l’equilibrio, il cibo e la giustizia, in assenza della quale non c’è neanche piacere. L’equilibrio che sostengo riguarda gli alimenti, i movimenti e le menti”.

Nell’intento dell’autore, il libro vuole essere una lettera e un manifesto politico, da indirizzare ai giovani fra i 13 e i 30 anni, i nativi digitali della cosiddetta iGeneration. Quella che Segrè chiama “Generazione Z” sfugge alle etichettature e si trova spesso smarrita nell’iperconnessione contemporanea, pur manifestando passioni diversificate e interesse per il futuro, in genere visto come un insieme di precarietà e incertezza. Nei propositi del testo, quindi, c’è anche una sfida alle ingiustizie subite da un’intera generazione e la ricerca di una “filosofia pratica” – per usare le parole dell’autore – contro il pessimismo e la rassegnazione.

Un’economia circolare e sostenibile

Come si accennava, Il gusto per le cose giuste è innanzitutto un invito rivolto ai giovani a studiare e a documentarsi, imparando a osservare la realtà con uno sguardo interdisciplinare, inclusivo e aperto verso le diversità. Segrè ribadisce e sottolinea l’importanza di considerare i limiti naturali, anche nel rispetto della dignità delle persone e del lavoro, nell’ottica di uno “Stilmedio” fondato sull’equilibrio e sulla reciprocità. In chiave economica, la strada è quella di una sostenibilità nel solco della circolarità, propria dei sistemi naturali.

L’economia circolare, quindi, è un sistema nel quale ciò che si produce non genera rifiuti e sprechi, ma le risorse e i materiali vengono continuamente riutilizzati e rigenerati, trovando sempre una seconda vita. Più avanti approfondiremo questi temi, parlando di spreco alimentare.

Il moto circolare, nella visione di Andrea Segrè, potrebbe inoltre animare un vero cambiamento di prospettiva, sia su scala macroeconomica e sociale, sia nella dimensione della vita quotidiana. Se le ideologie sono in declino, resta comunque grande spazio per le idee e i progetti, l’azione contro la rassegnazione. Secondo l’autore de Il gusto per le cose giuste, l’economia circolare permetterà di superare la crisi, le distorsioni e i danni collaterali dell’economia lineare, che insegue una crescita illimitata e fuori dalla realtà.

La formazione dei giovani e della loro identità può giovarsi di questo schema circolare, che peraltro richiede un cambiamento di regole e paradigmi, basato sull’iniziativa e sulla voglia di rinnovare.

Il futuro e la circolarità sono già fra noi

L’intervistato ricorda che “sono già molte le imprese inserite in questa impostazione. Ciò comporta un uso sostenibile delle risorse, una pianificazione giudiziosa e responsabile, a partire dalla progettazione degli imballaggi”. Pertanto, tutto il percorso produttivo è coinvolto da questa linea guida, dalla progettualità, alla trasformazione, dalla distribuzione al consumo, che comprende anche il riuso, il riciclo e il recupero, per arrivare allo spreco zero, alla materia prima da destinare a un altro ciclo. Si può diminuire di molto la quantità di rifiuti anche promuovendo la crescita, che definiamo sostenibile. In un nostro articolo, abbiamo approfondito il rapporto fra spreco alimentare e consumismo.

Se è vero che gli esempi in questa direzione sono già molti, per Segrè “noi fruitori dovremmo essere più consapevoli, perché l’industria e le aziende sono pronte. È la volontà decisionale a essere in ritardo. Bisogna credere nella ricerca e fare massa critica, con la volontà di cambiare il sistema proponendo delle soluzioni”.

Volontà politica e partecipazione

Secondo l’autore, le soluzioni dal punto di vista imprenditoriale e tecnologico sono già realtà, così come sta crescendo la disponibilità da parte dei consumatori. Tuttavia, “servirebbe più coraggio politico per sostenerle, guardando davvero al futuro senza limitarsi ai sondaggi o alle prossime elezioni: questo è un manifesto per guardare oltre. Qual è la nostra visione? Dove vogliamo andare? Che società abbiamo in mente? Per non limitarsi alla teoria, è indispensabile creare i presupposti per far partecipare le persone, e soprattutto i giovani”.

Nella parte finale, Segrè indica dieci mosse, nell’ottica della filosofia pratica maturata in questi anni, per una società fondata sull’ecologia economica. L’economia, infatti, è parte di un insieme superiore, costituito dalle risorse naturali. “Questo mondo nuovo c’è già, ma si tende a trascurarlo. È questo che cerco di mostrare ai ragazzi, perché il futuro lo vivranno loro” sostiene Segrè.

La Generazione Z ce la farà?

I cosiddetti Millennials, in questa trattazione, sono pertanto investiti di una responsabilità cruciale, nell’opportunità di ricollocare l’economia e la società in un sistema sostenibile. Per Segrè questa generazione rappresenta la “Z” in quanto ultima lettera dell’alfabeto ma anche come occasione per un nuovo inizio. “Mi rivolgo soprattutto ai ragazzi che non studiano e non lavorano, consapevole del fatto che gli studenti universitari sono una sorta di élite. Purtroppo la maggior parte degli ‘Z’ non studia e non lavora, un dato molto grave, perché si rischia di perdere gran parte di questa generazione”.

L’invito dell’autore, quindi, vuole spingere questi giovani a uscire dal torpore e dall’indifferenza, assumendo consapevolmente la responsabilità del futuro, partecipando alle decisioni che si stanno prendendo adesso per l’avvenire che vivranno. Studiare, formarsi e interessarsi all’attualità economica e politica può essere un buon inizio, magari spendendosi in prima persona. “Per il mestiere che faccio e per come sono, non posso che essere ottimista. Se questo si realizzerà, tuttavia, lo scopriremo solo in futuro. Fra trent’anni il mondo sarà diverso e i protagonisti saranno i inevitabilmente i ragazzi di oggi” conclude Segrè.

Spreco alimentare: situazione e nuove prospettive

Dopo aver presentato i contenuti de Il gusto per le cose giuste, l’intervistato si esprime su alcune delle tematiche più recenti legate allo spreco alimentare. Com’è noto, Andrea Segrè è impegnato da anni e su più fronti nel contrasto a questo fenomeno.

La legge antispreco è efficace?

A distanza di più di un anno dall’approvazione della legge contro lo spreco alimentare, l’intervistato riconosce l’efficacia nel recupero di prodotti alimentari. “Al momento non disponiamo di stime precise, ma indubbiamente il provvedimento favorisce i recuperi. Questo quadro normativo porta a una semplificazione, che di fatto riprende tante buone pratiche che già si applicavano nel nostro Paese.

Come ricorda Segrè, il fulcro della legge è l’incentivo al recupero, anche se il percorso che ha preceduto questo atteso provvedimento parte da lontano. “Abbiamo iniziato con lo studio degli sconti sulle tariffe dei rifiuti, applicandolo prima a Ferrara, nel 2005, con la multiutilitylocale”. Oggi un articolo della legge stabilisce che lo sconto può essere applicato ovunque, un passo importante, nonostante ci sia ancora molto da fare, perché non tutti i Comuni lo applicano.

Più prevenzione

Per l’intervistato, il punto chiave, che peraltro la legge traccia, è l’aspetto della prevenzione. “Sappiamo che la maggior parte degli sprechi ha origini domestiche, e pertanto non può essere recuperata. La prevenzione si fa attraverso l’educazione alimentare, in questo ambito bisognerebbe continuare a insistere perché con il solo recupero non si risolve il problema della fame nel mondo e della povertà, al limite si tampona un bisogno essenziale”. Peraltro, non si può giustificare lo spreco con il recupero. La causa della fame è la povertà economica, che si traduce in povertà alimentare. La cultura della prevenzione degli sprechi rende il sistema più sostenibile, riducendo la produzione di rifiuti e liberando risorse che possono essere utilizzate per combattere la povertà.

Il provvedimento va migliorato?

Secondo l’intervistato la legge allo stato attuale funziona, e col tempo la disponibilità di dati consentirà elaborazioni e valutazioni più importanti. La cosa importante è convincersi che la lotta allo spreco alimentare non finisce con il recupero. Pur essendo fondamentale promuoverlo, semplificarlo e aumentarlo il più possibile, è indispensabile entrare in un’ottica di prevenzione, altrimenti il problema non si può risolvere.

In Francia, invece…

Parlando dell’analoga legge francese – basata sulle sanzioni anziché sugli incentivi – Segrè si mostra critico, sottolineando l’eccessiva enfasi che ha fatto seguito al provvedimento, soprattutto in Italia. Il cosiddetto ‘reato alimentare’ assume una valenza simbolica, difficile da mettere in atto e tendenzialmente demagogica, ma poco efficace sul piano pratico. Nel mondo il recupero è praticato da anni e da tante realtà diverse, l’importante è capire qual sia il sistema più efficiente. L’incentivo generato da uno sconto sui rifiuti costituisce uno sprone considerevole, mentre l’impostazione punitiva non crea un atteggiamento positivo nel contrasto allo spreco alimentare.

Un’iniziativa antispreco europea è possibile?

Andrea Segrè precisa che “molti Paesi in Europa hanno studiato provvedimenti contro questo fenomeno. Noi siamo stati i primi, nel 2010, a presentare al Parlamento europeo la Dichiarazione congiunta contro lo spreco alimentare, per mettere in luce un problema rilevante. Il nostro documento è diventato una risoluzione del Parlamento, votata in sessione plenaria nel gennaio 2012, con l’interesse di tutte le forze politiche”. Questa è stata la prima iniziativa in Europa, in seguito diversi Stati si sono mossi autonomamente, ma “a livello comunitario siamo ancora alle discussioni sulla definizione dello spreco. Mettere d’accordo tutti è difficile, perché ci sono anche degli interessi coi quali confrontarsi”. Allo stato attuale, quindi, sembra lontana una legislazione unitaria su questa materia.

Lo spreco domestico

L’intervistato descrive alcune dinamiche legate allo spreco alimentare. Se è vero che il fenomeno è diffuso e trasversale, in genere si registra una certa predisposizione da parte dei giovani, che spesso prestano meno attenzione sulle scadenze. “Siamo tutti un po’ spreconi perché disattenti, poco responsabili o poco informati”. In un nostro articolo ci siamo occupati della corretta disposizione e conservazione dei cibi in frigorifero.

Risulta interessante il rapporto fra spreco alimentare e fattore economico, che non sempre segue logiche prevedibili. Segrè ricorda che “con la crisi sono diminuiti i rifiuti, e in generale c’è sempre stata una correlazione tra crescita economica e crescita dei rifiuti, che viceversa non esiste tra crisi economica e diminuzione degli sprechi”. In sostanza, si tratta di una questione di comportamenti, che la crisi non ha necessariamente cambiato. Diminuendo le capacità di acquistare, nel dato finale si nota che i rifiuti sono diminuiti. Anche se si potrebbe pensare che avvenga lo stesso per gli sprechi, non è dimostrato che ci sia una correlazione analoga.

Rifiuto Vs Spreco

Per capire meglio questo passaggio, è bene precisare la differenza tra spreco e rifiuto:

  1. il rifiuto è uno scarto che consegue all’utilizzo di un prodotto.
  2. Lo spreco, invece, è lo scarto di un prodotto rimasto inutilizzato, in seguito alla scadenza, al danneggiamento reale o presunto, o alla deliberata rinuncia al consumo.

Dopo questo approfondimento sull’ultimo saggio di Andrea Segrè e sullo spreco alimentare, può essere interessante leggere i nostri articoli sul libro Vivere a spreco zero, sui consigli per conservare le verdure in frigorifero e sulle tasse contro il cibo spazzatura.

Fonte: http://www.ilgiornaledelcibo.it/il-gusto-per-le-cose-giuste-libro/

Gratuite e gustose: è tempo di erbe spontanee

Insistiamo sull’anticipo di primavera (in realtà più sull’assenza dell’inverno) per ritornare come ogni anno su una tipologia d’ingrediente che ci sta particolarmente a cuore: le erbe spontanee, che in questo periodo di solito invitiamo a raccogliere per fare una spesa all’aperto e gratuita. Ci torniamo quindi, e questa volta abbiamo un prezioso strumento in più da consigliarvi. Esce infatti in libreria mercoledì 16 (ma è già disponibile su www.slowfoodeditore.itin offerta-lancio a 8,42 euro) Erbe spontanee a tavola, un ricettario fotografico di Slow Food Editore. Un libro agile ed elegante, che a tante ricette rigorosamente appartenenti alle tradizioni delle regioni italiane abbina alcuni pratici elenchi stagionali, la descrizione delle singole erbe – per riconoscerle, grazie anche alle foto –, luoghi e regioni in cui cercarle e un ricco glossario con tutte le denominazioni dialettali, che non sono poche e generano spesso confusione.

Scopriamo così che ora nei posti giusti si trovano facilmente borragine, crescione, favagello, luppolo selvatico, melissa, salvastrella, tarassaco, valerianella, verbena odorosa e vitalba. Immediatamente avremo anche le ricette per cucinarle. Tra poche settimane, da aprile, saranno reperibili acetosella o romice, asparago selvatico, asparaggine, barbabecco, cardogna, cavolicello, cicoria selvatica, costolina, finocchio selvatico, ginestrella, grattalingua, grespino, menta selvatica, ortica, papavero, radicchio di monte (Presidio Slow Food), raperonzolo e ajucca, rucola selvatica, salicornia, senape selvatica, stridoli, tamaro, tanaceto. Un tripudio di sapori e curiosità da soddisfare, attraverso quella che sta un po’ diventando una moda (denominata, con un orribile parola inglese, foraging) ma che in realtà per la gastronomia italiana regionale è sempre stata una colonna portante. Scrive bene nell’introduzione del libro Andrea Pieroni, docente di Scienze della biodiversità alimentare ed Etnobotanica all’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo: «Con il volume si ripopolizza questo nostro patrimonio, togliendolo dal circuito modaiolo del foraging, per una gastronomia delle erbe che è ragionevole riproporre, anche perché le erbe spontanee ci riconnettono a un’idea di educazione ambientale più sensuale e più sensata, diversificano i sapori della nostra dieta e ci obbligano a usare un po’ di creatività».

Per l’involucro:
300 gr di farina di frumento
2 cucchiai di olio extravergine di oliva ligure, sale
Per il ripieno:
8 uova
1 kg di bietole da foglie (o 10 carciofi)
3 mazzi di borragine
1 grossa cipolla, 2 spicchi di aglio, qualche ciuffo di prezzemolo, poca maggiorana fresca
300 gr di ricotta
2 manciate di Parmigiano Reggiano grattugiato
2 cucchiai e mezzo di panna
50 gr di burro
olio extravergine di oliva, sale, pepe
Tempo di preparazione e cottura: 2 ore, più il riposo della pasta
Disponete la farina a fontana sulla spianatoia, con una presa di sale e l’olio, e lavorate aggiungendo acqua sufficiente a ottenere una pasta soda e liscia. Lavoratela energicamente per 10 minuti, poi dividetela in sei pezzi che riporrete in un contenitore con il fondo infarinato e coprirete con un tovagliolo leggermente umido. Lasciate riposare per un’ora. Nel frattempo preparate il ripieno. Arrotolate strettamente le foglie di bietola e di borragine e tagliatele il più sottilmente possibile, in modo da ricavare tante striscioline. Lavatele, spremetele energicamente e sistematele su un canovaccio o in un colapasta. Lessate le verdure con la sola acqua che rimane aderente dal lavaggio, salatele e, a cottura, scolatele, strizzatele bene e allargatele su un piatto. Insaporitele con abbondante Parmigiano grattugiato, sale e qualche foglia di maggiorana sminuzzata. Tagliate la cipolla a fettine molto sottili e rosolatele in olio extravergine. A parte, preparate un trito di aglio e prezzemolo. In una terrina capiente battete tre uova con un cucchiaio di Parmigiano grattugiato e incorporatevi le verdure, la ricotta, la panna, la cipolla, l’aglio e il prezzemolo. Lavorate il composto fino ad amalgamare gli ingredienti e tenetelo da parte. Ungete d’olio una larga tortiera a bordi alti. Prendete uno dei pezzi di pasta e stendetelo con il matterello in una sfoglia sottilissima. Coprite con questa, facendo sì che debordi dal recipiente, tutto il fondo della tortiera. Ungete la superficie della sfoglia e ripetete l’operazione con altri due pezzi di sfoglia, man mano che li sovrapporrete uno sull’altro nella tortiera. L’ultima sfoglia non va unta. Su questa stendete il composto di verdure e conditelo con olio non troppo abbondante. Scavate nel ripieno, a distanza regolare, cinque fossette nelle quali metterete un pezzetto di burro e un uovo intero, avendo l’accortezza di non rompere il tuorlo. Condite ogni uovo con formaggio grattugiato, sale e pepe. Stendete le rimanenti tre sfoglie ponendole una a una sul ripieno, sempre ungendole d’olio e sistemando pezzettini di burro sui bordi. Rigirate all’interno la pasta che fuoriesce dalla tortiera premendola un poco. Pennellate d’olio la superficie e punzecchiatela affinché le sfoglie, gonfiandosi, non si lacerino.
(Tratto da: Erbe spontanee a tavola)

Fonte: http://www.slowfood.it/36496-2/

Verbena odorosa, l’olio essenziale purificatore

Verbena odorosa

Verbena odorosa

Verbena officinalis  (Verbena comune)

Verbena

Verbena

La stagione delle erbe / Valerianella

Valerianella

Valerianella

TARASSACO    – Taraxacum officinalis – Fam Compositae

Tarassaco

Tarassaco

Sanguisorba minor / Salvastrella minore

“L’insalata non è bella se non c’è la salvastrella”. Questa erba oltre ad avere la fama di ottima insalata, ha quella più antica di antiemorragico, da qui il nome latino di assorbente del sangue. Questa pianticella perenne comune nei prati e ai bordi delle strade di campagna predilige luoghi asciutti.

Uso
E’ un’erba diuretica e rinfrescante che non deve mai mancare nelle insalate miste primaverili. Si pensava che avesse anche poteri magici, la sua radice portata a contatto della carne preservava dal contagio della peste.

Sanguisorba minor / Salvastrella minore

Sanguisorba minor / Salvastrella minore

Melissa, proprietà e uso

Melissa

Melissa

LE PROPRIETÀ TERAPEUTICHE DEL LUPPOLO

Luppolo selvatico

Luppolo selvatico

Favagello

Favagello

Crescione dei prati: usi e proprietà curative

Olio di semi di borragine: un rimedio per tutte le stagioni

Crescione

Crescione

borragine. Borago officinalis

borragine. Borago officinalis

acetosella

Acetosella o romice

Asparago selvatico

Asparago selvatico

RIMEDIO NATURALE A BASE DI BACCHE DI ROSA CANINA: PROPRIETÀ, BENEFICI E UTILIZZI

Le bacche di rosa canina sono falsi frutti di colore rosso che crescono su un arbusto cespuglioso. La raccolta delle bacche di rosa canina avviene in autunno e in inverno.

L’assunzione dei rimedi naturali a base di bacche di rosa canina è consigliata in autunno per prevenire i tipici malanni invernali e in inverno a scopo curativo.

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Fonte foto: Maujune

E’ interessante sapere che le bacche di rosa canina vengono utilizzate sia come rimedio naturale che in cucina, ad esempio per la preparazione di tisane e di marmellate o liquori.

Proprietà e benefici delle bacche di rosa canina

Le bacche di rosa canina sono una fonte di vitamina C, che aiuta a rafforzare il nostro sistema immunitario e a migliorarne il funzionamento ma che è anche benefica per la pelle. Per beneficiare del contenuto di vitamina C di questo alimento, è bene optare per le bacche di rosa canina fresche.

Per uso erboristico e per preparare le tisane di solito le bacche di rosa caninavengono essiccate e sminuzzate. Le bacche di rosa canina contengono anche vitamine del gruppo B, con particolare riferimento alla vitamina B2 e alla vitamina B1, oltre a vitamina K e vitamina P.

Le loro applicazioni riguardano soprattutto il trattamento dei dolori articolari e la prevenzione di tosse e raffreddore. Le bacche di rosa canina presentano anche proprietà antinfiammatorie che le rendono utili per mantenere in equilibrio e in salute il nostro organismo.

Utilizzi delle bacche di rosa canina

Gli impieghi delle bacche di rosa canina riguardano sia le bacche fresche che le bacche essiccate. Preparare una tisana di bacche di rosa canina e assumerla regolarmente può essere utile già ai primi sintomi di raffreddore, influenza, tosse o mal di gola per cercare di evitare che le vostre condizioni di salute si aggravino.

Se raccogliete le bacche di rosa canina fresche, fate attenzione al modo corretto in cui consumarle. Aprite ogni bacca suddividendola in due parti ed eliminate i semi e la peluria presente, dato che possono risultare irritanti. Risciacquate bene le bacche di rosa canina sotto l’acqua corrente. A questo punto potrete mangiare i frutti così come sono oppure utilizzarli subito per preparare una macedonia di frutta fresca o un frullato.

Le bacche di rosa canina sono adatte anche alla preparazione di estratti e centrifugati. Ad esempio per fare il pieno di vitamine potrete unire una manciata di bacche di rosa canina fresca ad una mela e ad una carota per ottenere una bevanda ricca di vitamine.

Si tratta di un rimedio naturale molto antico utilizzato fin dal Medioevo e in seguito riscoperto dall’erboristeria occidentale. Le bacche di rosa canina vengono consigliate anche per la loro azione diuretica e per alleviare leinfiammazioni gastrointestinali.

Come preparare una tisana con le bacche di rosa canina

Preparare una tisana con le bacche di rosa canina è molto semplice. Possiamo fare essiccare delle bacche di rosa canina fresche oppure acquistarle già essiccate in erboristeria. Se le bacche di rosa canina essiccate sono intere, sminuzziamole prima di preparare la tisana.

In un pentolino riscaldiamo 250 millilitri d’acqua e portiamola ad ebollizione. Aspettiamo che la temperatura dell’acqua scenda leggermente e versiamola in una tazza insieme a 2 cucchiaini di bacche di rosa canina essiccate e sminuzzate. Lasciamo in infusione le bacche di rosa canina per 5-10 minuti. Poi filtriamo e beviamo la nostra tisana. Le dosi consigliate di solito sono di 1 o 2 tazze al giorno ma il vostro erborista vi saprà dare maggiori indicazioni sulla base del problema da affrontare.

Come preparare la marmellata di bacche di rosa canina

Se avrete la possibilità di raccogliere bacche di rosa canina in abbondanza, provate a preparare una marmellata. La marmellata di bacche di rosa caninasecondo le ricette più diffuse richiede di utilizzare lo zucchero bianco durante la preparazione, ma potrete provare a sostituirlo con lo zucchero di canna integrale. Calcolate di utilizzare 250 grammi di zucchero di canna integrale per 500 gr di bacche di rosa canina fresche. Potete insaporire la vostra marmellata con un cucchiaino di bacca di vaniglia in polvere bio. Qui una ricetta da cui prendere spunto.

Dove trovare le bacche di rosa canina

Quando non abbiamo a disposizione delle bacche di rosa canina fresche, possiamo acquistare quelle essiccate in erboristeria. Chi ha a disposizione un essiccatore può provare ad essiccare le bacche di rosa canina fresche per averle a portata di mano anche durante il resto dell’anno. Possiamo raccogliere le bacche in zone di campagna lontane dal traffico.

Controindicazioni delle bacche di rosa canina

Esistono controindicazioni all’assunzione di bacche di rosa canina? Tutti dovrebbero fare attenzione a non superare le dosi consigliate nell’assunzione di integratori a base di bacche di rosa canina per evitare un sovraddosaggio.

Le persone che sanno di essere allergiche o ipersensibili alla rosa canina non dovrebbero assumere questo rimedio naturale. In gravidanza e allattamentomeglio chiedere maggiori informazioni al proprio medico prima di assumere qualsiasi rimedio, comprese le bacche di rosa canina, gli integratori, le tinture e le tisane a base di questo ingrediente. Per maggiori informazioni su benefici e controindicazioni delle bacche di rosa canina consultate sempre il vostro erborista di fiducia.

Marta Albè

Pappa reale, vero e proprio concentrato di salute

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Celle reali con larva e pappa reale

La pappa reale è una sostanza che viene prodotta dalle ghiandole salivari delle api operaie per nutrire le larve e l’ape regina.

Ha importanti benefici per la salute, in quanto possiede delle proprietà antinfiammatorie, agendo contro l’artrite e abbassando i livelli di colesterolo. E’ efficace per combattere le malattie del fegato e la pancreatite. E’ molto utile in caso di stress, di affaticamento e di convalescenza e avrebbe perfino delle proprietà antitumorali. In generale è in grado di aumentare il livello di energia, rafforzando le difese immunitarie.  Alcuni studi hanno dimostrato che la sua azione antinfiammatoria può accelerare la guarigione delle ferite, anche in chi soffre di diabete cronico. Favorisce la guarigione dalle malattie ed è un’ottima alleata contro la stanchezza di primavera.

Efficacia della pappa reale

La pappa reale risulta essere un alimento molto ricco dalle eccezionali proprietà nutritive. Agisce come normalizzatore dell’attività fisiologica ed in particolare dell’umore. Il suo utilizzo è consigliato agli adolescenti nelle fasi più faticose della crescita, agli adulti nei momenti di calo sia intellettuale che sessuale.
Risulta essere un rigenerante e rivitalizzante negli anziani soprattutto del sistema neuropsichico, ed in particolar modo è utilizzata dagli sportivi. In poche parole risulta essere molto utile quando il soggetto attraversa un periodo di debolezza e stanchezza fisica, avendo l’effetto di ricaricare l’organismo.

And a drop of honey bees

Casi d’uso

L’assunzione di pappa reale, si è dimostrata efficace nei casi di:

  • deperimento organico di un soggetto;
  • ritardi nello sviluppo fisico;
  • affaticamento degli adolescenti nel periodo scolastico;
  • ipotricosi (perdita di capelli) e forfora;
  • in caso di diabete (all’incirca dopo tre ore è stato rilevato un calo del 33%);
  • dermatopatie;
  • inappetenza in corso di malattie debilitanti.

Dosaggio

Per quanto riguarda il dosaggio della pappa reale non c’è grande accordo tra gli esperti, c’e’ chi ne consiglia 100 milligrammi, chi 300 e chi addirittura 500. la pappa reale puo’ essere assunta anche in fiale bevibili o in capsule e insieme ad altri prodotti altamente energetici quali il fruttosio che aumenta un po’ tutti gli effetti benefici della pappa reale e aiuta a mantenerne la freschezza, il ginseng per regolare il flusso ormonale, il reishi (fungo di origine cinese appartenente alla famiglia delle poliracee) per irrobustire il sistema immunitario, l’olio di germe di grano per favorire la circolazione, il guarana’ e la lecitina di soia per aumentare il rendimento intellettuale, l’eleuterococco per vincere la stanchezza e il propoli (antibiotico naturale) che ne potenzia l’effetto antibatterico. In linea generale, possiamo dire che è utile l’assunzione di mezzo grammo al giorno per la durata di un mese.

Miele e cannella: i benefici di una meravigliosa combinazione

MIELE E CANNELLA: L’UNIONE CHE FA LA FORZA miele-cannella

L’unione del miele e della cannella è stata usata per secoli nella medicina ayurvedica e in quella cinese. La cannella è una delle spezie più antiche che l’umanità conosca. Questi due ingredienti, con capacità uniche ingerite separatamente, hanno una lunga storia come rimedi casalinghi.

Gli enzimi che combinano il miele con gli oli essenziali di cannella reagiscono per formare perossido di idrogeno tra l’altro, un composto ampiamente utilizzato nel CAD come trattamento orale ed endovenosa in numerose patologie.

Miele e cannella sono due prodotti che hanno la capacità di fermare la crescita di batteri e funghi e sono usati come conservanti naturali per le loro effettive proprietà antimicrobiche.

Alcuni studi riportano che l’assunzione combinata di entrambe le sostanze alimentari favorisce la guarigione naturale di molte malattie ed è una formula che porta innumerevoli benefici per la salute.

ATTENZIONE: La cannella da utilizzare per questa preparazione e per un consumo più sicuro è la cannella di Ceylon (Cinnamomum zeylanicum o Cinnamomum verum).

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Miele biologico d’Abruzzo, direttamente dal produttore. Contatto: (+39) 3201161307

MIELE E CANNELLA: PRINCIPALI BENEFICI

Ecco alcuni dei vantaggi di questa combinazione (diversi tipi di preparazione in cui questa combinazione può essere utile in alcune malattie):

  • Malattie cardiache

Fare una pasta di miele e cannella in polvere, spalmare sul pane ogni mattina, invece della marmellata, e mangiarla regolarmente come parte della colazione. Questo ridurrà il colesterolo nelle arterie e potrebbe aiutare la persona a diminuire il rischio da infarto. Inoltre, coloro che hanno già avuto un attacco di cuore, se si segue questa procedura, sarà protetto dal subire un altro attacco di cuore. L’uso regolare di queste sostanze aiuta a mantenere sana la respirazione e a rafforzare il muscolo e il movimento ritmico del cuore.

  • Artrite

Pazienti affetti da artrite possono prendere tutti i giorni, mattina e sera una tazza di acqua calda con due cucchiai di miele e un cucchiaino di cannella in polvere. Se assunto regolarmente anche artrite cronica può migliorare.

  • Digestione

Cannella spruzzata su due cucchiai di miele prima dei pasti può ridurre l’acidità e anche digerire gli alimenti pesanti.

  • Influenze e raffreddori

Uno scienziato in Spagna ha dimostrato che il miele contiene un ingrediente naturale che uccide i germi dell’influenza e protegge i pazienti dal freddo.

  • Longevità

Tè a base di miele e cannella in polvere, presa regolarmente riduce il danno causato dall’invecchiamento nei tessuti. Prendete quattro cucchiai di miele, uno di cannella in polvere e tre tazze di acqua bollente per fare un tè. Prendete un quarto di tazza, 3-4 volte al giorno. Mantiene la pelle fresca e riduce i danni causati dai radicali liberi e l’invecchiamento dei tessuti, allungando il periodo di vitalità regolarmente più di 100 anni.

  • Infezioni della vescica

Prendete due cucchiai di cannella in polvere e un cucchiaio di miele; metteteli in un bicchiere d’acqua tiepida e bere normalmente. Distruggerete i germi nella vescica.

  • Colesterolo

Due cucchiai di miele e tre cucchiaini di cannella in polvere mescolato in 400 ml. di tè somministrati ad un paziente con livelli elevati di colesterolo, abbassano i livelli di sangue del 10 per cento nelle prime due ore di trattamento. Come detto sopra per i pazienti artritici, se preso tre volte al giorno, agisce molto bene sui problemi cronici, migliora il colesterolo.

  • Raffreddore

Coloro che soffrono di freddo intenso possono prendere un cucchiaio di miele tiepido con 1/4 di cucchiaino di cannella per tre giorni. Questo metodo può curare qualsiasi colpo di freddo.

  • Stomaco

Il miele preso con la cannella aiuta anche a curare le ulcere dello stomaco.

  • Gas

Studi condotti in India e in Giappone rivelano che il miele e la cannella riducono i gas nel sistema digestivo.

  • Sistema immunitario

L’uso quotidiano di miele e cannella in polvere rinforza il sistema immunitario e protegge l’organismo da batteri e virus. Gli studiosi hanno trovato nel miele vari tipi di vitamine e ferro in grandi quantità.

L’uso costante di miele rinforza i globuli bianchi e protegge contro le malattie.

  • Brufoli

Tre cucchiai di miele e cannella in polvere, facendo una pasta, si possono applicare sui brufoli prima di dormire, lavare il giorno dopo con acqua tiepida. Se fatto per due settimane i brufoli verranno eliminati

  • Infezioni della pelle

L’applicazione di miele e cannella in polvere in parti uguali sulle parti colpite aiuta la guarigione degli eczema e di tutti i tipi di infezioni della pelle.

  • Perdita di peso

Al mattino, mezz’ora prima di colazione e prima di andare a letto, bere una tazza di acqua bollita con miele e cannella. Se si beve regolarmente, riduce il peso. Inoltre, bere la miscela regolarmente aiuta a non far accumulare il grasso nel corpo.

  • Fatica

Studi hanno dimostrato che lo zucchero indebolisce e riduce quindi la quantità di forza nel corpo. Gli adulti che prendono il miele e la cannella in polvere in parti uguali, sono più attivi. Il Dr. Milton, che ha svolto la ricerca, dice che un bicchiere d’acqua con un cucchiaio di miele e un pò di cannella ogni giorno lo aiuta ad avere più vitalità.

  • Alitosi (alito cattivo)

In America del Sud vi è l’abitudine nelle persone di fare gargarismi con un cucchiaio di miele e cannella in acqua calda, mantenendo l’alito fresco tutto il giorno.

  •  Perdita dell’udito

Ogni giorno, il miele e la cannella in polvere in parti uguali aiuta la riparazione dei tessuti danneggiati dalle orecchie.

Fonte: www.versoluno.com

Le erbe del prato

Alcune piante commestibili della Penisola italiana: Borragine – Borrago officinalis, Consolida tuberosa – Symphytum tuberosum, Erba stella – Alchemilla vulgaris, Piantaggine minore – Plantago lanceolata, Bistorta – Polygonum bistorta, Rapònzolo – Phytheuma ovatum (spicatum, plurimae), Ortica – Urtica dioica, Acetosa – Rumex acetosa, Rosolaccio – Papaver rhoeas, Piattello – Hipochoeris glabra, Portulaca -Portulaca oleracea, Primula – Primula vulgaris, Malva – Malva rotundifolia, Meloncello – Sanguisorba minor,  Tarassaco o Dente di leone – Taraxacum officinale, Vedovina=scabiòsa – Knautia arvensis,  Bubbola, bubbolino – Silene inflata, Mammole – Viola odorata…

Borragine – Borrago officinalis

Comunissima, quasi invasiva negli orti,questa pianta allo stato di germoglio tenero, dal vago gusto di cetriolo, è ottimo additivo per tutte le insalate. Crescendo le foglie si coprono di una peluria pungente che ne sconsiglia questo uso. Si possono allora impanare o impastellare, e friggere come cotolette vegetali. Si possono usare nelle insalate anche i fiori azzurrini per un’allegra nota di colore. Le foglie adulte venivano un tempo usate per frizionare denti e gengive. Oggi è meglio usare il dentifricio.

 Consolida tuberosa – Symphytum tuberosum

In piena fioritura fa dei bei tappeti fioriti ai margini soleggiati del sottobosco. Si raccolgono i germogli primaverili prima della fioritura e la foglie tenere, che possono essere cotti in frittata, solo rosolati con burro o meglio di tutto nel misto d’erbe. Le radici, e un po’ meno foglie e fiori, hanno proprietà medicinali cicatrizzanti e curanti per la pelle.

 Crescione di fonte – Nasturtium officinale

Pregiatissimo da mangiare crudo in insalata, solo con uova sode,oppure in misto con altre insalate primaverili,per il gusto leggermente piccante. Cotto diviene di gusto abbastanza insignificante. È considerato una buona fonte di jodio, notoriamente scarso negli altri alimenti di montagna. Evitare la raccolta, o perlomeno lavare a fondo, quando cresce nei ruscelli frequentati od a contatto con animali pascolanti, per il pericolo di inquinamento da distomatosi parassitaria.

Erba stella – Alchemilla vulgaris

Erba stella, per la conformazione delle foglie e “d’ la rosà” per le caratteristiche goccioline mattutine che luccicano agli apici delle foglie. Il nome Alchemilla deriva da alchimia, poichè pare che le goccioline, dovute a guttazione dell’erba e non alla rugiada,venissero un tempo considerate in grado di trasformare i metalli in oro. Ottima per la zuppa mista, saporita per aromatizzare insalate, secca può servire come tisana. Proprietà medicamentose per stomaco e intestino.

Piantaggine minore – Plantago lanceolata

Si trovano facilmente nei prati concimati e sui bordi di strade e sentieri. Le foglie tenere si possono unire alle insalate, per fare frittate e naturalmente nella zuppa mista. Sono considerate come buon antinfiammatorio, stropicciate sulle punture d’insetti, ed in infusione contro le congiuntiviti. I semi portati da alte spighe sono buon mangime per canarini ed altri uccellini granivori.

Bistorta – Polygonum bistorta

Comune nei prati di montagna molto concimati, a volte con zonature esenti da altre erbe, viene chiamata Bistorta per le forme delle radici. Può essere usata nella solita zuppa mista ma è ottima da sola cucinata in umido come gli spinaci. Ha proprietà antinfiammatorie per bocca, mucose varie e intestino.

Rapònzolo – Phytheuma ovatum (spicatum, plurimae)

Famiglia di piante con nomi scientifici diversi, a seconda della forma delle foglie, crescono di preferenza nei margini dei prati e dei boschi. Richiedono molta pazienza al raccoglitore, data l’esilità della vegetazione;sono comunque fra le erbe di gusto migliore.Alcuni, pazientemente, raccolgono anche le radici,che sono buone pure crude in insalata, ma è pratica sconsigliabile, per evitare il depauperamento della specie. I fiori azzurri in boccio sono usati per fare il “risotto blu”, e nel Canavese sono considerati una specialità, sotto il nome di ”ajucche”.

Ortica – Urtica dioica

L’ortica, universalmente conosciuta ovunque ci sia insediamento umano,e perché …morde, in cucina è un’erba che si presta ad infinite variazioni culinarie e medicamentose,che non mi dilungherò ad elencare.In frittata, o con malva, bërcoj e capperi uso spinaci, o infine nel mitico misto d’erbe sono i tre modi migliori di cuocerle. Sono utilissime come mangime animale e come disinfestante, in macerazione, per le culture orticole.

Acetosa – Rumex acetosa

Il nome stesso, acetosa,indica il sapore. A parte il succhiare i germogli freschi, che si faceva da ragazzi per i prati, è normalmente usato per condire frittate, pietanze un po’ grasse e naturalmente in insalate. Sconsigliabile a chi ha tendenze alle calcolosi per l’alto contenuto di ossalati.

Rosolaccio – Papaver rhoeas

Germogli e foglie tenere di questa pianta sono da consumare preferibilmente cotte, per evitare di ingerire componenti alcaloidi, che potrebbero disturbare. Dal gusto leggermente dolciastro, servono a correggere il fondo amarognolo di altre erbe. I semi, essiccati, servono come additivi per il pane. I semi in epoca contadina, li aggiungevano alle pappe per i bimbi, per rilassarli e tranquillizzarli durante i lavori nei campi. Qualche corolla rossa nell’insalata può dare un po’ di cromoterapia.

Piattello – Hipochoeris glabra

Le caratteristiche foglie appiattite sul terreno, la rendono facilmente riconoscibile. Le stesse, sono ottime crude in insalata, nella prima stagione primaverile o nel tardo autunno, poichè nel pieno della vegetazione assumono un gusto spiccatamente amarognolo, e a quel punto è preferibile mescolare con altre erbe. Si trovano dalla pianura alla montagna.

Portulaca -Portulaca oleracea

Erba molto infestante per gli orti, è tuttavia ottima, soprattutto in insalate estive, con pomodori ed altri soliti ingredienti.Essendo molto succulenta, in cottura perde molto, sia in volume che in gusto, poichè molto ricca in vitamina C termolabile, oltre ad altre vitamine tipo A e B6. Non eccedere in quantità per la presenza di acido ossalico

Primula – Primula vulgaris

Chi non conosce questa prima fioritura primaverile, da cui deriva propriamente il nome. Foglie e fiori teneri sono usati per insalate,frittate e misti d’erbe. Non ha grandi proprietà medicamentose pur essendo considerata discreta diuretica, espettorante, sudorifera e lassativa.

Malva – Malva rotundifolia

La Malva è universalmente riconosciuta, fin dai tempi di Roma antica, come una della migliori erbe, sia dal punto di vista culinario, essendo adatta ai più svariati impieghi, sia cruda per insalate, che cotta per minestre, stufata, sola o mista, o per ripieni. Farne però uso moderato perché parecchio lassativa.

Meloncello – Sanguisorba minor

Erba di cui vanno raccolte solo i germogli e le foglie tenere, che sanno vagamente di cetriolo, perché poi diventano velocemente amare e coriacee. Buone in insalata miste con cicoria o cotte nel misto d’erbe. Indicate come cicatrizzanti ed emostatiche per contatto, da cui il nome scientifico di Sanguisorba.

Cicoria di prato – Dente di leone – Taraxacum officinale

Questa pianta viene utilizzata in tutte le sue parti. La radice può essere grattugiata cruda nelle insalate o bollita, ed eliminata l’acqua amara, si consuma a piacere; tostata è usata al posto del caffè. Le foglie tenere ed i germogli sono fra le più apprezzate insalate primaverili, condite e miscelate in cento modi. Durante tutto l’anno le foglie bollite sole o miscelate con altre erbe sono ottime per frittate o ripieni vari. I fiori forniscono marmellate o sciroppi dal gusto di miele. Le proprietà multivitaminiche, toniche per il fegato e diuretiche sono state riconosciute dalla scienza moderna.

Vedovina=scabiòsa – Knautia arvensis

Da raccogliere prima che si formi il fusto fiorifero. Ottima per contorni misti e per minestre e zuppe miste. Si trova facilmente anche nei prati aridi oltre che nei concimati. Ha effetti depurativi ed espettoranti.

Bubbola, bubbolino – Silene inflata

Si usano esclusivamente i giovani germogli primaverili, dal caratteristico colore argentato e scricchiolanti se schiacciati fra le dita. Ottimi cotti come contorno,da soli, in frittate o ripieni,o nel misto d’erbe. Contiene vitamina C. Curiosi i fiori cartacei a forma di piccola otre, che scoppiettano se shiacciati fra le dita.(s-ciopët).

Mammole – Viola odorata

Le piccole e profumatissime mammole,fra i fiori più comuni in tutti gli ambienti ecologici,sono sottostimati dal punto di vista mangereccio, essendo ottimi, foglie e fiori, per usi gastronomici, che vanno dalle minestre ai contorni, alle insalate e, volendo, a marmellate, sciroppi e gelati. Contengono acido salicilico. Un consumo esagerato di fiori può avere effetti lassativi.

Considerazioni

Un tempo le conoscenze sulle erbe erano trasmesse semplicemente con l’esempio e con la pratica. Tutti conoscevano ed accoglievano lietamente questo primo dono della bella stagione, poiché va ricordato che la quasi totalità delle erbette selvatiche risultano commestibili solo nella loro fase di germoglio primaverile. I bambini seguivano nonni e genitori nei campi, osservavano ed imparavano. Imparavano giocando… a far scoppiettare i buffi palloncini della silene, o a far volar via con un soffio i piumosi semi volanti del tarassaco d’estate. In primavera si staccava il fiore della primula dal suo talamo per leccarne la minuta gocciolina mielosa sul fondo, e poi per farla suonare come una minuscola trombetta. O si cercavano gli steli succosi, teneri ed asprigni dell’acetosella. Le informazioni utili o addirittura necessarie per la sopravvivenza, venivano assimilate in modo spontaneo, automatico. Senza leggere alcunché, praticamente senza parole… solo con l’osservazione e l’esperienza. Erano soprattutto i nonni a ricoprire il ruolo usurpato oggi dall’onnipresente, invasiva TV o mediato dai libri. Erano loro a trasmettere, con un linguaggio arcaico e ricco di antiche riminiscenze, attraverso le sottili sfumature dei dialetti e delle lingue regionali, le conoscenze fondamentali, quasi sempre mescolate a storie, leggende, tradizioni dalle radici profonde. Anche per questo abbiamo voluto regalarvi, oltre alle informazioni pratiche, anche il nome “antico” di ogni pianta, nella lingua della nostra terra biellese. E necessarie lo erano davvero, sino a non molti anni fa, queste nozioni. Sono ancora in vita gli anziani per i quali, nell’infanzia o in gioventù, la raccolta delle “erbette” non era com’è oggi uno sfizio per gustare qualche sapore diverso nella stagione primaverile, o un pretesto per una passeggiata nei campi. Al contrario, il prezioso apporto nutritivo di tutte quelle piante ed erbe che si trovavano liberamente – e soprattutto gratuitamente – in natura, era parte non marginale dell’alimentazione quotidiana, in tempi nei quali racimolare il necessario per i pasti giornalieri non era qualcosa di così semplice, ovvio e scontato. L’accesso a questi alimenti poteva appunto passare solo attraverso l’esperienza e la conoscenza minuziosa di ogni pianta. Oggi, a sole due generazioni scarse di distanza, già diventa necessario indicare e documentare con fotografie l’aspetto di erbe e piante che erano, solo l’altro ieri, inconfondibili vecchie amiche. Ma con i venti che iniziano a soffiare gelidi e minacciosi sulla nostra superba “civiltà occidentale” e su un tenore di vita che si sta rivelando sempre più insostenibile per l’ambiente, per la salute fisica e psicologica dell’uomo, ed in ultima analisi anche a causa del suo peso economico e finanziario, risulterà probabilmente saggio rinnovare queste antiche amicizie. Accostandoci nuovamente ad un tipo di esistenza più semplice e frugale, ma non per questo meno piacevole, e sicuramente più salutare ed equilibrato. (Beith – Maurizia Vaglio)

Testi e fotografie di Luigi Vaglio

tesoro-segreto-dei-pratiQuesta pagina è tratta dal libro: “ Il tesoro segreto dei prati“, di Luigi Vaglio (2012 – www.anticaquercia.com).
Un piccolo manuale per a rientrare un poco in sintonia con la Natura ad un tempo generosa e severa. Le erbe illustrate possono costituire un alimento prezioso per il corpo grazie alle sostanze purificanti di cui sono ricche…
Il riconoscimento botanico non è una cosa che si impara in dieci minuti ma deve essere accurato in quanto esistono piante simili con effetti opposti, se si hanno dubbi meglio non raccoglierle. La quasi totalità delle erbette selvatiche risultano commestibili solo nella loro fase di germoglio primaverile. Questa pagina non vuole essere un invito al “fai da te” ma uno stimolo per approfondire il contatto con la natura e le sue risorse.
Ogni erba è presentata con due fotografie, prima e dopo la fioritura, il nome in dialetto locale, in italiano e quello scientifico. Il testo presenta il suo uso tradizionale.

Fonte: http://www.biellaclub.it/territorio/erbe/#!prettyPhoto

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